Politica

Unione europea-India, intesa politica in un’ottica post americana

L’accordo recentemente ratificato apre scenari che vanno oltre la dipendenza dagli Usa
Nuove prospettive politiche ed economiche con l'accordo tra Bruxelles e Nuova Delhi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Nuove prospettive politiche ed economiche con l'accordo tra Bruxelles e Nuova Delhi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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La ratifica dell’accordo tra Unione europea e India rappresenta uno dei passaggi più rilevanti della politica economica internazionale degli ultimi decenni. La sua importanza non risiede soltanto nell’ampiezza dello spazio commerciale che viene creato – un mercato integrato che coinvolge quasi due miliardi di persone e oltre un quinto del Pil mondiale – ma soprattutto nel significato politico e strategico che questa intesa assume in un sistema internazionale sempre più instabile e competitivo.

In un’epoca segnata dalla crisi del multilateralismo tradizionale e dal ritorno di logiche di potenza, Bruxelles e Nuova Delhi scelgono di stringere un accordo che parla il linguaggio del commercio, ma risponde a logiche eminentemente geopolitiche.

Lo scenario

L’intesa arriva al termine di un negoziato lungo e discontinuo, avviato formalmente nel 2007 e rimasto per anni bloccato dalle profonde differenze tra i due partner. Da un lato, l’Ue, potenza commerciale fondata su un modello regolatorio complesso, su standard elevati e su una forte proiezione normativa. Dall’altro, l’India, economia emergente di dimensioni continentali, storicamente prudente nell’apertura dei propri mercati e attenta a preservare margini di sovranità economica e politica. Il fatto che, dopo quasi vent’anni, le parti siano riuscite a superare questi ostacoli non è casuale: riflette un cambiamento strutturale del contesto globale più che una semplice evoluzione delle relazioni bilaterali.

Dal punto di vista economico, l’accordo è di dimensioni senza precedenti. L’Unione europea è già oggi uno dei principali partner commerciali dell’India, con un interscambio che supera i 120 miliardi di euro annui, ma che rimane inferiore al potenziale delle due economie.

L’intesa prevede una progressiva eliminazione dei dazi su circa il 95-97 per cento delle merci scambiate, con effetti particolarmente significativi in settori chiave. Per le imprese europee, la riduzione delle tariffe indiane – che in alcuni comparti, come quello automobilistico, hanno storicamente superato il 100 per cento – apre prospettive di accesso a un mercato da oltre 1,4 miliardi di consumatori. Per l’India, l’accesso preferenziale al mercato europeo rafforza la competitività delle proprie esportazioni manifatturiere e consolida il ruolo del Paese nelle catene globali del valore.

Prospettive

Secondo le stime della Commissione Europea, l’accordo potrebbe portare a un raddoppio delle esportazioni europee verso l’India nel medio periodo, mentre Nuova Delhi punta a un significativo aumento delle vendite verso l’Ue nei settori dell’ingegneria, del tessile e dei prodotti industriali. Ma, ancora una volta, fermarsi ai numeri significherebbe cogliere solo una parte del quadro. L’aspetto forse più rilevante dell’accordo è il suo valore strategico in un contesto globale segnato dalla crescente politicizzazione del commercio.

L'India punta a incrementare le vendite di prodotti industriali - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'India punta a incrementare le vendite di prodotti industriali - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Negli ultimi anni, le grandi potenze hanno sempre più utilizzato strumenti economici – dazi, controlli sulle esportazioni, sanzioni, politiche industriali aggressive – come leve di competizione geopolitica. In questo scenario, l’accordo Ue-India rappresenta una risposta indiretta ma chiara alla crisi dell’ordine economico liberale. In particolare, esso segnala la volontà di entrambe le parti di ridurre la dipendenza da architetture economiche centrate sugli Stati Uniti e di costruire nuove forme di cooperazione più flessibili e meno gerarchiche.

Per l’Unione europea, il partenariato con l’India si inserisce nel più ampio tentativo di rafforzare la propria «autonomia strategica», soprattutto in un momento in cui Washington appare sempre più incline a politiche protezionistiche e a una gestione unilaterale delle interdipendenze economiche. Le recenti esperienze con l’Inflation Reduction Act, i controlli sulle esportazioni tecnologiche e l’uso selettivo delle sanzioni hanno reso evidente, agli occhi di molti decisori europei, la necessità di diversificare i propri partner e di ridurre la vulnerabilità a decisioni prese oltreoceano.

Dal punto di vista indiano, l’accordo risponde a una logica in parte analoga. Pur avendo rafforzato in modo significativo la cooperazione con gli Stati Uniti sul piano strategico e della sicurezza, in particolare nel contesto indo-pacifico, Nuova Delhi rimane diffidente rispetto a un rapporto eccessivamente sbilanciato. L’accesso diretto e privilegiato al mercato europeo consente all’India di ampliare le proprie opzioni, ridurre il rischio di dipendenze asimmetriche e consolidare la propria immagine di potenza autonoma, capace di dialogare alla pari con più centri di potere.

Nuovi equilibri

In questo senso, l’accordo Ue-India non va letto come un gesto di rottura nei confronti degli Stati Uniti, ma come un segnale di progressivo riequilibrio. È un accordo che non è anti-americano, ma chiaramente post-americano: esso riflette un mondo in cui Washington non è più l’unico snodo attraverso cui passano le grandi architetture economiche globali. Bruxelles e Nuova Delhi scelgono di investire in una relazione diretta, riconoscendo che la stabilità e la prosperità future dipenderanno sempre meno da un singolo garante e sempre più da reti di partenariati diversificati.

Tajani alla festa nazionale dell'India - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Tajani alla festa nazionale dell'India - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Naturalmente, l’intesa non è priva di limiti e ambiguità. Permangono differenze significative in materia di standard sociali, ambientali e normativi, così come timori legati all’impatto dell’apertura dei mercati su alcuni settori sensibili. Inoltre, la politica estera indiana continuerà a essere improntata a un forte pragmatismo, come dimostrano i rapporti mantenuti con attori – dalla Russia alla Cina – che pongono l’Unione europea di fronte a dilemmi politici non trascurabili. Proprio per questo, l’accordo non rappresenta un allineamento ideologico, ma una convergenza di interessi contingente e reversibile.

In definitiva, la portata storica dell’accordo Ue-India risiede meno nelle sue clausole tariffarie che nel messaggio politico che esso invia. In un ordine internazionale frammentato, caratterizzato da competizione sistemica e incertezza strategica, due grandi attori scelgono di ridurre le proprie dipendenze tradizionali e di sperimentare nuove geometrie di cooperazione. Il successo dell’intesa dipenderà dalla sua attuazione concreta, ma il segnale è già chiaro: la geografia del potere economico globale sta cambiando, e non ruota più esclusivamente attorno agli Stati Uniti.

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