Politica

Quando Roberto Castelli era in Consiglio comunale a Brescia

L’ex ministro della Giustizia sedette infatti tra i banchi di Palazzo Loggia per un breve periodo nei primi anni Duemila. Un’esperienza che lui stesso definisce «mai sentita davvero mia»
Roberto Castelli in Loggia - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Roberto Castelli in Loggia - Foto New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

Tra gli ex consiglieri comunali invitati alle celebrazioni per gli 80 anni del Consiglio comunale c’è anche Roberto Castelli. L’ex ministro della Giustizia sedette infatti tra i banchi di Palazzo Loggia per un breve periodo nei primi anni Duemila. Un’esperienza che lui stesso definisce «mai sentita davvero mia».

Che ricordo conserva della sua esperienza in Consiglio comunale a Brescia?

A dire la verità ho ricordi abbastanza sfocati, perché ci sono capitato un po’ all’ultimo momento. Le racconto un aneddoto. All’epoca ero parlamentare e il nostro candidato sindaco era Cesare Galli. Durante la presentazione della lista c’era il palazzetto pieno per il comizio di Umberto Bossi. A un certo punto la gente stava già iniziando ad andarsene, quando Bossi tornò sul palco e disse: «Ah, dimenticavo, il capolista sarà Castelli». Così, senza che io ne sapessi nulla.

Non era stato avvisato?

No. Era fatto così Bossi: quell’episodio dice molto di come nacque quella candidatura.

Eppure fu premiato dagli elettori.

Sì, mi impegnai nella campagna elettorale e fui il più votato tra i candidati della Lega, una soddisfazione sicuramente c’è stata. Però devo dire la verità: quella candidatura non l’ho mai sentita davvero mia. Era nata in modo molto estemporaneo.

Quali episodi ricorda della Loggia?

Francamente non molti. È stata una successione di sedute e di attività ordinarie che fanno parte del mio curriculum politico, ma non conservo ricordi significativi. Sono rimasto in Consiglio poco più di un anno.

Che cosa avevano i primi anni Duemila che oggi si è perso?

In quegli anni ero ministro della Giustizia e avevo soprattutto in mente i problemi nazionali. Stavamo cercando di realizzare una riforma della giustizia per modificare il sistema. Non ci siamo riusciti noi e non ci sono riusciti nemmeno altri governi dopo di noi.

Se dovesse indicare una battaglia politica di allora che sarebbe ancora attuale, quale sceglierebbe?

Sicuramente l’autonomia. Oggi c’è una legge che considero destinata a morire, ma il Nord continua ad avere bisogno di maggiore autonomia e di ridurre il flusso di denaro che prende la strada di Roma senza tornare indietro. Sono temi che esistevano allora e che esistono ancora oggi.

Lei, al di là del Consiglio comunale, ha frequentato spesso Brescia: che rapporto ha con la città?

Mi sono occupato di Brescia in molti modi. Ho tanti amici bresciani, ho lavorato per importanti industrie del territorio e conosco bene il tessuto produttivo locale e le sue problematiche. Mi sono interessato anche di infrastrutture e di altre questioni che riguardavano il territorio.

Come ha visto cambiare Brescia negli ultimi anni?

Vedo imprenditori che stanno cercando disperatamente di resistere in una situazione molto difficile. C’è la concorrenza internazionale, c’è il peso della burocrazia, ci sono problemi strutturali che penalizzano le aziende. Questo è ciò che percepisco maggiormente.

E sul piano più personale?

I miei ricordi più belli legati a Brescia sono quelli della vela. Ho fatto tantissime regate con amici bresciani, soprattutto sul lago di Garda ma anche in mare. Sono tra i ricordi più belli della mia vita.

Quando torna, quali luoghi frequenta?

Di solito vado in centro e incontro gli amici. Ho anche il ricordo del museo delle armi che visitai da ragazzo e che mi piacerebbe rivedere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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