La presidente del Consiglio Giorgia Meloni arriva oggi in città, ospite di Coldiretti Brescia con altri esponenti del Governo nel contesto di un incontro sull’«Italia del cibo», che vuole indicare quest’ultimo come tema strategico per il futuro del Paese. È l’occasione di far sentire la propria voce per tutti gli ambiti e le organizzazioni che rappresentano le attività della nostra vasta e laboriosa provincia, partendo dagli attori economici per arrivare a quelli con connotazioni più sociali o culturali.
La Camera di commercio
In prima fila nelle richieste c’è il mondo del lavoro, e in una delle città più industrializzate d’Italia e d’Europa non può che essere così. Oggi uno dei temi che più concentra ragionamenti, piani d’azione, sforzi e investimenti è il mantenimento della leadership industriale, sia per l’Italia che per l’Unione Europea. E proprio questa è la richiesta principale che proviene dalla Camera di commercio e dal suo presidente Roberto Saccone, perché – come spiega il numero uno di via Einaudi – «niente è più strategico di un alto livello di competitività al fine di mantenere il benessere economico che abbiamo conquistato e avuto fino a oggi, ma che per il futuro non è garantito».
A insidiare questa posizione privilegiata infatti ci sono i Paesi emergenti dell’Asia, come India e Vietnam, le politiche commerciali sempre meno prevedibili e amichevoli degli Stati Uniti, ma soprattutto un colosso affamato di conquiste come la Cina, che nell’ultimo decennio ha fatto passi economici da gigante e oggi polarizza le attenzioni di tutto il mondo.
«La nostra manifattura, e con lei quella del continente, rischia di uscire dal mercato che conta – osserva ancora Saccone –. I cinesi sono competitors temibili che possono contare su costi di sistema enormemente più bassi di quelli italiani ed europei, sul possesso di quasi tutte le terre rare e ormai anche su un livello di innovazione tecnologica altissimo: un insieme di fattori – conclude il presidente della Camera di commercio – attraverso cui un miliardo e mezzo di persone sta correndo per sopravanzarci e a cui un premier che vuol garantire un futuro prospero al suo Paese deve pensare prima che a ogni altra cosa».
I sindacati
Altre richieste di attenzione da parte del governo, tutte accomunate dal fatto di avere il benessere collettivo come obiettivo, arrivano dalle tre segreterie sindacali bresciane di Cgil, Cisl e Uil.
Per il segretario della Camera del lavoro Francesco Bertoli, «la cosa più importante che la presidente del Consiglio Meloni può fare in questo momento storico è eliminare la precarietà del lavoro, le false partite Iva e tutto il mondo della somministrazione, compreso lo staff leasing, un sistema di reperimento del personale in cui i dipendenti delle agenzie interinali vengono inviati in missione in altre aziende e prestano lì la loro opera».

Che la premier si faccia «promotrice di un patto sociale con al centro fiscalità, sistema previdenziale e welfare» è invece l’auspicio del segretario di Cisl Brescia Alberto Pluda, secondo cui «questi sono i tre cardini ineludibili per chi vuole davvero garantire uno sviluppo stabile e di lunga portata al Paese, fatto di investimenti sostenibili in infrastrutture urbane, in servizi e in tecnologie, che viaggi finalmente spalla a spalla con un fisco equo, una vera lotta all’evasione (in Italia si stimano 100 miliardi di euro di evasione l’anno) e un sistema previdenziale capace di garantire a chi lavora tutta la vita di trovarsi alla fine del suo percorso una pensione almeno dignitosa, cosa che oggi – osserva il segretario di Cisl Brescia – è tutt’altro che scontata».
Ad avviso infine di Mario Bailo, segretario della Uil provinciale, i temi da mettere sul tavolo del capo del governo sono almeno due: i salari e la sicurezza sul lavoro. «In tema di salari vorremmo sapere se oltre ai bonus e ai contratti di lavoro principali si tiene conto anche di altre categorie di lavoratori, magari meno visibili ma presenti, perché non ci si può dimenticare che l’Italia è il Paese con i salari più bassi d’Europa e in cui il potere d’acquisto perde terreno ogni anno di più, nonostante i governi sbandierino grandi risultati. L’altra questione molto seria – conclude il segretario della Uil – è la sicurezza sul lavoro, per cui fino ad oggi l’esecutivo ha girato la testa dall’altra parte».



