Referendum giustizia: il fronte del «Sì» studia la ripartenza

La prima volta non si scorda mai. E questa, nello storytelling contraddistinto da una (finora) ininterrotta luna di miele, per il partito della premier è la prima vera bocciatura popolare.
Inutile indorare la pillola: per Fratelli d’Italia – ma in fondo per tutto il centrodestra – il verdetto delle urne è una scoppola di tutto rispetto. Specie perché quando si era arrivati ai titoli di coda del referendum di giugno su lavoro e cittadinanza, quando dall’altra parte della barricata (tradotto: a tifare «no») c’era proprio il centrodestra, non ci hanno pensato due volte a bollare l’esito delle urne come «il flop di uno sperato ribaltone, un fallimento».
Rispetto
Il leitmotiv di bandiera è mutuato direttamente dalla reazione a caldo della premier ed è inappuntabile (se non altro, perché è scontato): «Gli italiani hanno deciso e questa decisione va rispettata». È chiaro però che «il rammarico» (per usare un eufemismo) si fa avanti e che incassare il colpo non sia semplice. In casa Fratelli d’Italia, l’on. Cristina Almici la spiega così, ammettendo quello che altri invece tentano di occultare: «Il referendum è stato vissuto anche come un passaggio politico, più che come un confronto nel merito della riforma della giustizia, riforma che era nel programma del centrodestra. Il tema della giustizia è stato trasformato in un voto politico contro il governo, allontanando il dibattito dai contenuti reali. Non cambia la nostra linea: le riforme restano una priorità. L’Italia ha bisogno di innovarsi e di rendere più efficaci i propri sistemi».
A scegliere di guardare il bicchiere mezzo pieno è invece l’on. Simona Bordonali (Lega), che direziona il binocolo sul risultato di casa: «In Lombardia e, in particolare, nella provincia di Brescia, ha prevalso il sì. È un elemento che non può passare inosservato, soprattutto perché arriva da territori ad alta vocazione produttiva, dove l’efficienza della giustizia e la certezza del diritto sono percepite come condizioni essenziali per la crescita e la competitività». Il messaggio è esplicitato subito dopo: «Non può e non deve essere ignorata la voce di quella parte significativa del Paese che ha votato sì. Una quota ampia di cittadini ha espresso l’esigenza di intervenire sul sistema della giustizia e di promuovere un cambiamento. Anche questa è una domanda politica reale, che merita ascolto e attenzione». Come a dire: rispettiamo il verdetto, ma ci riproveremo.
Riflessioni
Il disamoramento verso la causa lascia delusa la senatrice Mariastella Gelmini (Noi Moderati): «Spiace non essere riusciti a far capire il valore di una riforma che poteva assicurare al Paese un sistema giudiziario più equo, moderno e autorevole». A chi è ascrivibile la colpa? Per lei c’è più di una ragione: una campagna elettorale che «ha travalicato i confini del buon senso e della verità», ma anche l’instabilità internazionale e i suoi riflessi. Gelmini non risparmia gli avversari: «La maggioranza deve continuare a lavorare per il Paese ed è legittimata a farlo», perché - spiega - «il centrodestra è l’unica coalizione che può dirsi tale. Dall’altra parte c’è un agglomerato di forze che può unirsi solo in chiave antigovernativa, ma senza leadership». Riparte da qui anche il senatore Adriano Paroli (Forza Italia), che aggiunge: «Il fronte che non vuole modernizzare il Paese ha vinto spaventando i cittadini con temi senza fondamento. Questo Paese, dalla giustizia al nucleare, ha bisogno di riforme: senza, è difficile innovare».
Più ottimista l’on. Fabrizio Benzoni, che invece rimarca: «Non siamo di fronte a un rifiuto pregiudiziale di modificare la Costituzione. Non emerge un atteggiamento conservatore del Paese, ma l’indicazione che le riforme costituzionali devono essere costruite in Parlamento, coinvolgendo tutte le forze politiche». Quindi, la nota di merito sulla partecipazione, ma con una riflessione rivolta alla politica stessa: «C’è una parte di elettorato che si mobilita solo in precise condizioni: significa che, nelle elezioni ordinarie, non trova un’offerta politica rappresentativa. Anche di questo dato occorre prendere atto, senza semplificazioni o letture di parte».
Metabolizzato il no, l’obiettivo è voltare presto pagina. Anche perché la prossima riforma nel paniere, quella elettorale, alza la posta in gioco.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
