Politica

Referendum giustizia, il fronte del «No»: «Abbiamo difeso la Costituzione»

Il centrosinistra adesso guarda al futuro: «Costruire un’alleanza con idee concrete»
  • Le forze promotrici del «No» in largo Formentone
    Le forze promotrici del «No» in largo Formentone - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Le forze promotrici del «No» in largo Formentone
    Le forze promotrici del «No» in largo Formentone - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
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C’è una frase che torna sempre: «Abbiamo difeso la Costituzione». È il titolo che le forze del «No» hanno dato alla vittoria ottenuta al referendum sulla giustizia. D’altronde è stata la pietra angolare su cui le forze progressiste hanno costruito la campagna elettorale. Non c’è stato un comizio, un incontro o un’intervista nel quale questa frase non si sia sentita. E alla fine hanno avuto ragione. Senza se e senza ma.

Successo

A rimarcare il concetto è il senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli: «È un successo della Costituzione, della difesa dei valori e degli equilibri della nostra democrazia - precisa -. Gli italiani hanno respinto la prova di forza della destra, che pretendeva di cambiare la Carta costituzionale in modo unilaterale e senza discussione, mettendo la parola fine a questo metodo inaccettabile. E hanno fatto chiaramente capire che di questa riforma della magistratura non si fidavano, che i presunti vantaggi non compensavano il rischio di pregiudicare un valore prezioso come l’indipendenza della magistratura». Ma il senatore offre anche un’altra visione politica: «Questo voto così massiccio ci dice anche che c’è in Italia una maggioranza pronta a sostenere un’alternativa a questa destra amica di Orbán, Trump e Netanyahu, se solo si presenta un progetto credibile per il Paese. Se ne saremo capaci, questo risultato può essere uno spartiacque per la storia del nostro Paese».

Anche il suo compagno di partito, che siede però tra i banchi di Montecitorio, Gian Antonio Girelli sottolinea che «non si possono toccare punti fondamentali della Costituzione, come l’equilibrio tra i poteri dello Stato, in modo impositivo da parte della maggioranza». Ma per il deputato c’è anche una questione di merito: «I cittadini ci chiedono di affrontare i problemi reali della giustizia: la lunghezza dei processi, la carenza di personale, il ritardo nell’innovazione, il dramma delle carceri e la necessità di rivedere alcuni aspetti del sistema sanzionatorio. È su questi nodi che dobbiamo concentrare il nostro impegno».

Girelli rivolge poi lo sguardo al futuro. «Per il Partito democratico e per le forze del centrosinistra si apre ora una fase nuova: costruire un’alleanza fondata su idee e proposte concrete, non soltanto sull’opposizione al Governo. La difesa dei capisaldi costituzionali resta un punto fermo, ma da sola non basta: serve un progetto credibile sui grandi temi nazionali e internazionali. All’interno del Pd, infine, credo sia necessaria una riflessione seria: l’unità è e deve rimanere un valore. Le diverse sensibilità sono una ricchezza, ma non possono trasformarsi in distanze incompatibili con una stessa comunità politica».

Per la consigliera regionale del Pd Miriam Cominelli si tratta di «Un risultato importante, sia per la vittoria del "No", sia per l’alta affluenza. Gli italiani hanno risposto chiaramente e nettamente a chi voleva stravolgere la Costituzione per avere "le mani libere", ma hanno anche reagito con forza alla campagna elettorale della destra, fatta di slogan urlati e menzogneri. Un segnale positivo, che mette in discussione il consenso per il governo Meloni: la partita delle prossime Politiche è aperta».

In piazza

Ieri, alle 18.30, in largo Formentone a Brescia si sono riunite le forze promotrici del «No»: comitati, magistrati, partiti e la Cgil. Tra di loro anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pollini. «Era da tanto tempo che non vedevamo una grande partecipazione al voto – evidenzia –. La mobilitazione che c’è state in questi mesi è stata importante. Quello che hanno fatto i giovani ha confermato che anche loro sono in grado di mobilitarsi se c’è qualcosa per cui vale combattere». E, ancora aggiunge: «La vittoria del "No" deve far capire alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che i cittadini hanno risposto dando anche un segnale politico a un referendum per salvare la Costituzione. Adesso la premier deve prendersi le sue responsabilità: è ora che vada a casa. Siamo davvero stufi di un Governo che pensa solo a comandare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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