Provincia verso il voto, per il nuovo Broletto due liste in corsa

Sotto sotto, nelle rispettive coalizioni e nelle segreterie di partito (quasi) tutti tirano un sospiro di sollievo. Perché giustificare un modello unitario (tradotto: una lista bipartisan), specie con la prospettiva di un ritorno all’elezione diretta delle Province, avrebbe comportato, nel centrosinistra come nel centrodestra, perdere un pezzo (di voti, di consensi, di unità). Insomma, l’accordo bonario tra le due compagini chiave del bipolarismo, avrebbe fatto nascere altre due liste: la prima capitanata dalla Sinistra, la seconda da una cordata di civiche con la regia di Lombardia Ideale. E questo scenario parallelo non piaceva veramente a nessuno.
Ad apporre il timbro alla scelta che accompagnerà il Broletto al voto del 29 settembre per designare i nuovi 18 consiglieri provinciali, sono state le ultime riunioni dei tavoli di lavoro. Non a caso, però, l’epilogo è stato scritto solo dopo la rassicurazione del presidente in carica fino a inizio 2027: Emanuele Moraschini ha infatti chiarito che sarà «garante» del patto (e, quindi, di tutti i partiti) che ha portato alla sua elezione. Il quadro, però, potrebbe essere più sfocato di quanto possa apparire. Perché stavolta le incognite (dentro e soprattutto fuori dalle sigle dei partiti) sono maggiori rispetto alle trame passate.
Bipolarismo
Partiamo dalle certezze. Il centrosinistra ha (ri)composto il campo largo: saltato il «modello bipartisan», infatti, Sinistra italiana ha lavorato per ricompattare il fronte Avs. E infatti in coalizione sono entrati sia Europa Verde, sia il mondo civico che gravita attorno a quell’area, sia una fetta di Rifondazione comunista. Il Pd, parallelamente, ha tenuto la barra ferma e si è fatto perno della coalizione, mediando e ricompattando il fronte attorno a valori comuni. Quest’azione, in parte sostenuta anche da Azione, ha riportato infine al tavolo Italia Viva, che fino a una settimana fa era fuori da questa linea di dialogo. Insomma: a Brescia il campo largo c’è. Ed è pronto per presentarsi: la lista si chiama «Territorio bene comune» e una nota le conferisce i crismi dell’ufficialità. Presentando così il percorso: «Una lista unitaria» che raccoglie «le esperienze civiche, le liste della sinistra ambientalista e i partiti del centrosinistra e dell’area riformista». Ma il passaggio chiave è questo: «Nei prossimi saranno definite le linee programmatiche da sottoporre al presidente, garante di tutte le forze politiche, tra cui salvaguardia del territorio e dell’ambiente, programmazione e attuazione del Ptcp (il Piano territoriale), rafforzamento del trasporto pubblico, formazione professionale e lavoro».
Dal canto suo, il centrodestra punta a non ripresentare semplicemente la sua conformazione classica (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Lombardia Ideale) ma sta tentando di allargare il più possibile il campo al civismo rimasto fuori dalle sigle di partito. Un’operazione che porterà anche alla scelta (ancora in corso) di un nuovo nome per qualificare la lista.
Le tre incognite
Fin qui, tutto lineare. Ma il paniere delle incognite non è certo sguarnito. Prima questione: le geometrie variabili dell’ex Terzo Polo stanno creando più di qualche mal di pancia. Il che ha fatto nascere un certo movimentismo: sia in Iv (specie in Valtrompia, dove l’alleanza col centrodestra è conclamata) sia in Azione si inizia a parlare di qualche addio e fuoriuscita. Per ora si resta nel periodo ipotetico, ma l’idea di chi sta valutando di lasciare sarebbe quella di inaugurare (in chiave provinciale) un nuovo movimento civico a sostegno del centrodestra. Seconda questione: entrambi gli schieramenti sanno bene che l’ago della bilancia di queste elezioni con voto ponderato (tradotto: più il Comune è grande, più pesa il voto degli amministratori di quel territorio) sono i civici. Che stavolta rappresentano un’incognita nell’incognita, perché la grande tornata delle Amministrative non è mai stata così ravvicinata al voto per la Provincia. E i volti nuovi, oggi, sfiorano il migliaio: il che significa che il tempo per pesare le due coalizioni, da un lato, e per persuadere gli amministratori, dall’altro, è risicatissimo con la pausa agostana di mezzo.
Tutti temi su cui i partiti inizieranno ad arrovellarsi d’ora in avanti. Insieme alla terza questione: il tasto dolente della composizione delle liste.
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