Politica

Il capitano sotto assedio, la componente nordista presenta il conto

Il leader leghista è contestato all’interno del partito e anche l’elettorato sembra avergli voltato le spalle
Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Matteo Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

No, l’estate decisamente non porta fortuna a Matteo Salvini. Si potrebbe dire, parafrasando Thomas Stearns Eliot, che agosto è il più crudele dei mesi per lui. In quello del 2019, tra un mojito e un ballo in spiaggia, l’allora vicepresidente del Consiglio dell’esecutivo gialloverde fece deliberatamente esplodere una crisi di governo con la sua famigerata richiesta di «pieni poteri», che si risolse, però, in un boomerang.

In quello attuale deve fronteggiare il centinaio (non Gian Marco…) di rilievi critici del Consiglio superiore dei lavori pubblici che accompagnano il parere positivo sul progetto del Ponte sullo Stretto (ma che assomigliano molto, per la verità, a una pietra tombale in materia), e pure le contestazioni al concerto all’Agnata in memoria di Fabrizio De André.

Si ritrova sotto il consueto e crescente fuoco di fila proveniente da Futuro nazionale, e soprattutto, sotto assedio, insieme alla vicesegretaria Silvia Sardone, da parte di settori consistenti del mondo leghista lombardo, ovvero di quella che è stata la culla della più antica formazione politica oggi presente in Parlamento da lui convertita in un partito personale e nazionalpopulista.

Ed è così la rottura di un tabù, seppure ancora incompleta, in quello che, sin dalle radici bossiane, è stato chiaramente un partito cesarista stretto intorno al proprio leader, e molto allergico a ogni forma di dialettica interna (per non dire di dissenso…). La strategia per controbattere a questi molteplici fuochi di sbarramento non è affatto chiara, a parte l’ennesimo annuncio agostano, giustappunto, di una norma per il prelievo degli utili di alcune banche, considerata così poco incisiva – e scarsamente realistica – da non avere suscitato al momento alcuna reazione da parte delle dirette interessate.

Quello che risulta chiaro, invece, è che c’era una volta, e ora non c’è più, il «Capitano»; e stavolta in maniera irreversibile, sebbene Salvini abbia finora palesato di possedere più vite (politiche) di un gatto. Il Salvini odierno, dopo aver perso la mitologica (e terribile) «Bestia» social, ha ampiamente smarrito anche il «carisma» propagandistico, e si trova a gestire una faticosissima transizione, stretto nella morsa di una tenaglia che ne insidia tanto l’eredità territoriale (a cominciare dai mal di pancia del Nordest e dalle critiche del direttivo lombardo) quanto la proiezione identitaria (con il pallino della “vera destra” estrema nelle mani di Vannacci).

L’arruolamento dell’ex generale, salutato da via Bellerio come una grande mossa di marketing politico volta a intercettare il voto radicale dell’ultra-destra e i nostalgici del neofascismo, si è rivelato un classico, e patente, caso di eterogenesi dei fini. Salvini ha commesso l’errore esiziale di avere legittimato una narrazione perfino più identitaria ed estremista della sua, lasciandosi scavalcare a destra precisamente mentre tentava di accreditarsi come il pivot dell’euroscetticismo più oltranzista.

Facendo (giustamente) infuriare nel frattempo l’ala più pragmatica e governista dei territori, i quali sembrano avere adesso dismesso l’adesione al dogma dell’«infallibilità del Capo». La parabola salviniana si sta così presentando come un caso di studio esemplare del tramonto di quella che possiamo definire come la «prima ondata» del populismo digitale in Europa.

Quando la disintermediazione perde efficacia e la suggestione del leader carismatico si scontra con il principio di realtà dell’azione di governo e del malcontento dei propri bacini e insediamenti elettorali storici, i nodi vengono al pettine. I governatori e il direttivo lombardo sembrano essere qui oggi proprio a ricordare che, prima di essere un brand nazionale da social network, la Lega era un «sindacato del territorio». E i territori paiono avere finalmente deciso di presentare il conto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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