Politica

Il centrosinistra sgrida Moraschini: «Sulla Provincia serve chiarezza»

Zanardi, Trentini, Garza: «Basta ambiguità, ci sono 205 Comuni sotto scacco politico del centrodestra»
Palazzo Broletto, sede della Provincia - Foto © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Broletto, sede della Provincia - Foto © www.giornaledibrescia.it

Non si può definire proprio un aut aut, perché nessuno ha annunciato una scadenza tassativa o un rovescio della medaglia: «Vediamo cosa succederà mercoledì, poi ci riuniremo e valuteremo, sperando che l’appuntamento non venga nuovamente posticipato» è la frecciatina lanciata al presidente Emanuele Moraschini che, giovedì scorso, ha rinviato l’incontro «in lista d’attesa» ormai da mesi con i rappresentanti del centrosinistra.

Semmai, la conferenza stampa che ieri mattina ha visto riuniti i tre segretari provinciali Michele Zanardi (Pd), Luca Trentini (Si) e Marco Garza (Azione) assomiglia più a una sonora «sgridata» rivolta al centrodestra, che sul riassetto programmatico e politico del Broletto (correva il 29 settembre quando gli amministratori si sono espressi) «sta facendo melina da due mesi e mezzo ed è intollerabile».

Impasse

«Dopo oltre due mesi e mezzo di attesa serve chiarezza» dice Zanardi, che ricorda come a invocare il mantenimento di una regia bipartisan in Provincia sia stato Moraschini stesso prima del voto. «Continuiamo a credere che il governo istituzionale sia una risposta a tanti bisogni: questo se è però il governo di tutti, non se è assenza di governo. Al momento abbiamo 205 Comuni sotto scacco politico del centrodestra».

Esplicita Garza: «Dopo mesi non sappiamo neppure quale sia il programma su cui confrontarci. È arrivata l’ora di uscire dall’ambiguità e di dirci cosa si vuole fare, perché oggi ci mancano le basi per compiere una scelta». Il riferimento è al bivio tra ricalcare la formula del governissimo oppure no. «Esistono le condizioni per trovare un’intesa programmatica - rimarca Garza - ma bisogna farlo a stretto giro, non si può restare nel limbo oltre».

La stessa lunghezza d’onda è mantenuta da Trentini, che tiene a precisare: «Ad oggi non c’è alcun accordo né per l’intesa né per la spaccatura, perché restano per noi fondamentali i contenuti. Sappiamo, ad esempio, che esiste un programma e che è già stato emendato dal centrodestra. Peccato che nessuno lo abbia ancora condiviso con noi. Sia chiaro, non siamo qui ad attendere con il cappello in mano: sono aperte entrambe le strade e stare all’opposizione non ci spaventa. Mancano gli elementi di valutazione».

Coalizione unita

Ma la conferenza di ieri era anche una matrioska di «messaggi in bottiglia», rivolti agli avversari e non solo. Perché dietro questo «romanzo provinciale» si stanno consumando trame diverse, una sorta di House of Cards bresciana con destini segnati e rovesci di fortune che si snodano su piani paralleli. Primo messaggio: la sede della conferenza è quella di Sinistra italiana e il primo sottotesto è «cara destra, il punto fermo è che non siamo disposti a compromettere la nostra unità».

L’ambasciata vale anche per la parte più a sinistra del Pd: pochi giorni fa, pubblicamente, Claudio Bragaglio ha annunciato la sua «rottura» con il partito, accusando i vertici bresciani di «calcoli governisti» e, seppur indirettamente, ieri la risposta c’è stata: il tavolo del centrosinistra ha una stessa visione, la linea di cui Michele Zanardi si è fatto portavoce è condivisa anche da Sinistra italiana. Come a dire: non c’è sponda, oggi, per ribaltare un tavolo al quale neppure ci si è ancora seduti, perché non è questo il sentiment della coalizione.

Vicepresidenza

Di più: al momento «non esiste neppure alcun veto sulla possibile vicepresidenza affidata a Fabio Rolfi: non se ne è mai parlato, sarebbe illogico discuterne ora. Non abbiamo affrontato il tema dei posti in casa nostra, figuriamoci valutarlo in casa d’altri» è la risposta - a domanda diretta - dei segretari. Il cartellino rosso sull’ex candidato sindaco in Loggia (non è un segreto) era però una delle condizioni poste dall’area Schlein per intavolare la trattativa sul governissimo con il centrodestra.

«Il dibattito sulla vicepresidenza di Rolfi è nel centrodestra, perché mi sembra che il primo a non volerlo sia proprio il presidente Moraschini altrimenti avrebbero già chiuso l’accordo» è la frecciatina di Zanardi. Che subito specifica: «Certo, non è un dibattito secondario. Bisogna capire che connotazione dare all’ente: l’approccio sarà politico o amministrativo? Questo è centrale, perché credo che il primo in imbarazzo possa essere Rolfi ad occuparsi di risolvere i problemi alla città quando, parallelamente, denuncia il malfunzionamento del capoluogo».

E sulle deleghe? È sempre Zanardi a mettere il punto fermo: «Non è il tempo oggi di fare una valutazione puntuale su questo fronte, perché anche il valore delle deleghe molto può cambiare sulla base dell’impegno politico che l’ente si darà». Quale sia e quando lo si deciderà, però, non è ancora chiaro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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