Politica

Lega alla conta per scegliere il nuovo segretario lombardo

Formalmente si decide il 15. Il 76,7% dei militanti ieri ha designato i 52 delegati: sfida a tre, in pole c’è Romeo
I due seggi in città e a Manerba sono rimasti aperti dalle 10 alle 20 - © www.giornaledibrescia.it
I due seggi in città e a Manerba sono rimasti aperti dalle 10 alle 20 - © www.giornaledibrescia.it

L’ultimo eletto fu l’ormai espulso ex parlamentare Paolo Grimoldi: correva l’anno 2015. In mezzo, da allora ad oggi, ci sono stati anni di commissariamenti. E ora ci siamo: il d-day in cui si consumerà «il congresso dei congressi» della Lega, quello per la guida della Lombardia - la regione culla del Carroccio, da cui per intenderci sono passati come segretari Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli e lo stesso Matteo Salvini - è tra due settimane esatte, domenica 15. Ma nella pratica, i giochi che hanno definito la geografia delle preferenze sono fatti. Tra ieri e sabato si è consumato il passaggio chiave nel vademecum politico del partito: sono stati designati i delegati, vale a dire i grandi elettori scelti dai militanti (uno ogni venti), coloro a cui spetta cioè effettivamente votare il nuovo segretario lombardo.

Affluenza

Brescia è una delle tre province chiave (insieme a Bergamo e Varese) e, sulla carta, ha due rappresentanti in meno di Bergamo: 52 a 54. Al conto (territoriale) di casa nostra va però aggiunta la rappresentanza della Lega della Valcamonica, che sabato ha già indicato i sei nomi. Va ricordato che ai 52 più sei si andranno a sommare i «delegati di diritto», alias parlamentari e rappresentanti regionali.

Come è andata? La prima sfida, quella dell’affluenza, è stata superata. Si temeva un timido 50%, invece il partito (a differenza degli ultimi epiloghi elettorali, uno su tutti: la Lega ha perso le comunali a Pontida, la cittadina simbolo che ospita il tradizionale raduno nel pratone) ha dimostrato di avere almeno al suo interno ancora una certa vitalità. O, per dirla con chi è sul piede di guerra, «una certa voglia di cambiare registro». Fatto sta che il 76,7% dei militanti (in totale sono 1.040) è andato a votare nei due seggi allestiti in città e sul Garda (a Manerba) tra i 64 candidati in lizza.

In corsa c’erano nomi importanti (per le cariche che hanno rivestito e che rivestono) del partito bresciano: Alberto Bertagna, Corrado della Torre, Josehf Faccini, Oscar Lancini, Eva Lorenzoni, Matteo Micheli, Renato Pasinetti, Fabio Rolfi. E se è vero che formalmente è solo a partire da oggi che gli aspiranti alla segreteria lombarda iniziano a raccogliere tra i grandi elettori le 65 firme necessarie per la corsa, è altrettanto vero che sono pochi i casi in cui l’orientamento dei delegati non sia pressoché noto.

Una poltrona per tre

Il Capitano accarezza ancora la speranza di arrivare a un nome unitario, ma ad oggi la partita descrive una poltrona per tre. In campo ci sono il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo (in pole in termini di gradimento: non è un segreto che la sua elezione sia auspicata da molti come propedeutica a scippare il testimone allo stesso Salvini); il deputato, nonché capo della giovanile, Luca Toccalini (i rumors lo indicano come il prediletto del vicepremier, che non lo ha però mai esplicitato) e il bergamasco Cristian Invernizzi (quello della «notte delle scope»).

Nessuno dei tre è dichiaratamente «anti-salviniano», tutti si dicono d’accordo sulla candidatura unica, ma a patto che il candidato unitario sia lui stesso. È però facile che, di fronte a una possibile débâcle personale, almeno una rinuncia possa palesarsi: non bisognerà attendere molto per scoprirlo. Certo è che l’elezione del segretario regionale è un appuntamento cruciale anche per Matteo Salvini: dal congresso lombardo usciranno infatti a cascata i delegati per il congresso nazionale di inizio anno. In cui il vicepremier chiederà ancora una volta la fiducia per mantenere il mandato federale. 

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