Meloni: «Non siamo in guerra. Carburanti? Pronti a tassare chi specula»

La premier in Senato: «Non vogliamo nemmeno entrare nel conflitto. L’intervento di Stati Uniti e Iran è fuori dal diritto internazionale». Poi l’appello all’unità
Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani - Foto Ansa/Angelo Carconi © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani - Foto Ansa/Angelo Carconi © www.giornaledibrescia.it
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«Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale, degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, a mio avviso, un punto di svolta ben preciso. Ovvero, l’anomalia dell’invasione di una Nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale nel quale si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano».

Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni in Senato in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 marzo e sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. «Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte», prosegue la premier che ribadisce che «non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra».

L’appello all’unità

Un lungo discorso, quello nell’Aula di Palazzo Madama, che delinea una crisi «tra le più complesse degli ultimi decenni, che ci impone di agire con lucidità e serietà» e proprio da qui arriva un appello all’unità e ad affrontare la crisi con «uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità. Qui non c’è un governo “complice” di decisioni altrui, né tantomeno un governo “isolato” in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere sui cittadini, le famiglie e le imprese italiane. Qui c’è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli. Intendo dire che è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una Nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali – assicura –. Mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto e che l’Italia possa parlare, nelle prossime settimane, con una sola voce», auspica aprendo anche a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi.

L’uso delle basi

Per quanto riguarda il possibile utilizzo delle basi Usa presenti in Italia, richiesta non ancora giunta dall’amministrazione Trump, Meloni sostiene che «nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano – semplificando – dei bombardamenti».

Gli effetti economici

Un passaggio poi sulle ricadute economiche del conflitto, soprattutto sui prezzi del carburante e sul caro-energia. «Abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi. In particolare, sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile. Come sapete, il meccanismo – la cui attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell’opposizione – consente di utilizzare la parte di maggiore IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise».

Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti il messaggio che voglio dare agli italiani – aggiunge –, ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili».

«Con lo scoppio della crisi in Medio Oriente, il tema dei prezzi dell’energia ha evidentemente assunto ancora maggiore rilevanza ed è per questo che, a livello europeo, stiamo anche chiedendo – in attesa proprio di questa necessaria revisione annunciata per la seconda metà di quest’anno – di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente».

La guerra

Le tombe delle vittime della strage di Minab - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Le tombe delle vittime della strage di Minab - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Tornando agli attacchi su Teheran, Meloni esprime «ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia. Intendiamo far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di Usa e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini».

Ma, secondo la premier, «non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa. Ancora di più, perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione, e darebbe il via a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale. Credo che questi elementi debbano tutti essere presi in considerazione – prosegue –, così come dobbiamo ammettere che, non essendo stati parte diretta dei negoziati, non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull’indisponibilità dell’Iran a chiudere un accordo definitivo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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