Gozi: «Approccio macronista necessario per combattere gli estremismi»

Dieci anni fa nasceva il partito del presidente francese che oggi ha però perso popolarità. Ne abbiamo parlato con l’europarlamentare di Renew Europe eletto per due volte in Francia, segretario generale del Partito democratico europeo ed eletto anche nel Consiglio di Parigi
Emmanuel Macron - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Emmanuel Macron - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Dieci anni fa, in Francia, nasceva En marche, il partito di Emmanuel Macron che oggi si chiama Renaissance. Un anno dopo, nel 2017, Macron vinse le elezioni presidenziali e nel 2022 i cittadini francesi gli confermano la fiducia, al secondo turno, contro Marine Le Pen.

La presidenza di Macron è stata segnata da alcuni eventi importanti. Nel 2018 il movimento dei Gillet gialli, nel 2023 le manifestazioni contro la riforma del sistema pensionistico e poi tra il 2024 e il 2026 gli agricoltori che bloccavano le strade, anche a Parigi. Durante la seconda presidenza Macron, dal 2022, si sono susseguiti cinque primi ministri. Dal 2024 il Governo è stato sciolto cinque volte e sono cambiati quattro primi ministri.

Di tutto questo e di quanto ha significato il macronismo in Italia ne abbiamo parlato con Sandro Gozi, europarlamentarte di Renew Europe eletto per due volte in Francia, segretario generale del Partito democratico europeo ed eletto anche nel Consiglio di Parigi. Gozi è stato sottosegretario con delega alle Politiche europee tra il 2014 e il 2018 nei governi Renzi e Gentiloni.

Gozi, il messaggio di Macron è ancora attuale?

È oggi ancora più valido rispetto al 2016. In un contesto segnato da forti frammentazioni politiche e sociali, l’idea di mettere insieme persone provenienti da destra, centro, sinistra e società civile per lavorare su un progetto comune resta centrale. Questo oggi significa accettare nuovi compromessi, costruire alleanze e superare le vecchie divisioni politiche. È un approccio che oggi appare ancora più necessario, soprattutto di fronte alla crescita degli estremismi, sia di destra sia di sinistra. In un mondo sempre più instabile, l’Europa rappresenta il punto di riferimento, l’ancora su cui costruire il futuro.

In Francia si parla spesso di «cordone sanitario», è la medicina giusta?

La vera medicina non è solo politica, ma concreta: bisogna dare risposte ai problemi dei cittadini. Nonostante crisi importanti – dal Covid alla guerra in Ucraina, fino alla crisi energetica e ai gilet gialli – in Francia sono state adottate diverse riforme economiche e sociali. Oggi il tasso di occupazione ha raggiunto il 69%, un dato senza precedenti. Questo dimostra che la risposta principale resta quella delle politiche concrete. Detto questo, in una fase di trasformazione come quella attuale, è anche importante che le forze democratiche - di destra e di sinistra - si uniscano per difendere i valori fondamentali: democrazia, stato di diritto, libertà e rispetto delle minoranze. Senza il macronismo, probabilmente il Rassemblement National sarebbe arrivato al potere già nel 2022. Il punto però è che esistono cause economiche e sociali profonde, oggi anche globali, che non sono state ancora risolte né in Francia né altrove: sono queste le vere basi su cui crescono gli estremismi.

Come viene percepita oggi l’esperienza di Macron dai francesi?

L’erL’eredità principale di Macron è il superamento dei vecchi partiti tradizionali. Il mondo politico precedente non tornerà. Nel 2022, sia i socialisti che i repubblicani hanno pensato di poter tornare al potere semplicemente aspettando la fine del macronismo, ma hanno ottenuto risultati ancora peggiori rispetto al 2017. Questo dimostra che non si tratta di una parentesi. Ci sono però anche limiti ed errori. Il macronismo ha spesso puntato su un linguaggio troppo razionale: i numeri non scaldano i cuori. Anche quando i dati economici sono positivi, se i problemi quotidiani delle persone restano irrisolti, cresce insoddisfazione. Inoltre, la classe dirigente ha talvolta trascurato la dimensione emotiva della politica. Questo, insieme al fatto che non tutte le questioni sociali sono state risolte, ha alimentato critiche e distanza.

Quale scenario si apre per il 2027, c’è già un nome per il dopo Macron?

Più che una questione di nomi, sarà una questione di contenuti. In un mondo profondamente cambiato, bisognerà capire cosa serve oggi alla Francia e all’Europa. Il tema centrale sarà l’indipendenza: come rimanere autonomi, come francesi ed europei, in un mondo dominato da nuovi imperi come il trumpismo, la Cina e il putinismo. Su questa linea si giocherà la sfida politica: autonomia contro dipendenza, indipendenza contro sottomissione.

E in Italia che significato ha avuto il macronismo?

Ci sono state due fasi: prima una corsa ad autodefinirsi macronisti, spesso in modo superficiale; poi una rapida archiviazione del modello, altrettanto superficiale. In realtà, il macronismo rappresenta ancora una sfida importante: quella di superare una politica dominata da due populismi contrapposti. Da un lato Elly Schlein che insegue Giuseppe Conte anziché proporre soluzione più riformiste, dall’altro quello peggiore, nazionalista, di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. ma nel 2027, in Italia, soprattutto per la legge elettorale esistente, è molto difficile che il centro sia completamente autonomo, vista la posta in gioco.

Il confronto tra Macron e Matteo Renzi è sensato?

Renzi è stato un importante sostenitore di Macron, ma i loro percorsi sono diversi. Il presidente francese viene dall’alta amministrazione e ha una forte preparazione tecnica, unita a carisma. Renzi è invece un prodotto della politica, ha grande intuito e capacità di leggere le situazioni. Ciò che li accomuna è la volontà di superare i populismi e la scelta europeista.

Quale ruolo dovrebbe avere il centro in Italia oggi?

Dovrebbe organizzarsi e diventare protagonista di un’alleanza ampia con le forze socialdemocratiche e progressiste, per costruire un’alternativa. Di fronte a rischi come le derive illiberali – rappresentate anche dal sostegno a figure come Viktor Orbán – è necessario difendere i fondamentali democratici e il futuro europeo dell’Italia.

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