Renzi: «Difesa, ricerca e sovranità energetica per un’Europa più forte»

Una visione convintamente europeista e alla costante ricerca di soluzioni politiche per portare l’Unione europea fuori dall’angolo in cui spesso si trova relegata. L’ex premier Matteo Renzi, oggi senatore e presidente di Italia Viva è sicuramente uno dei leader progressisti più influenti in Europa in grado di fornire chiavi di lettura affilate ed efficaci su politica interna ed internazionale.
Come vede l’attuale situazione geopolitica mondiale?
Siamo nel pieno di un caos globale dove sono saltati tutti i vecchi schemi. Gli Stati Uniti di Donald Trump sono imprevedibili e costituiscono il principale elemento di destabilizzazione mentre da sempre la Casa Bianca è fattore di ordine. La questione energetica è cruciale ma viene affrontata giorno per giorno senza una strategia. La guerra è tornata normale, quasi “di moda”, dopo che per decenni avevamo avuto una pace storica. In questo contesto l’Italia di Giorgia Meloni purtroppo non tocca palla su nessun dossier.
L’Europa si trova di fronte all’alleato storico che ha stravolto i pilastri del multilateralismo: il commercio internazionale con i dazi, diritto internazionale attaccando l’Onu e la sicurezza collettiva criticando la Nato. Come se ne esce?
I Trump passano, gli Stati Uniti restano. Nel 2028 cambierà musica sicuramente e torneremo a cooperare. E forse anche con le elezioni di midterm di novembre 2026 qualcosa cambierà. Ma l’Europa deve svegliarsi dal torpore e liberarsi dalla burocrazia per tornare al sogno dei Padri fondatori.
Oggi Giorgia Meloni sembrava sotto botta in Senato. Ho cercato di replicare al suo discorso di un’ora sul referendum, l’economia, il garantismo, l’Arabia Saudita. Che dite? Sono stato chiaro? https://t.co/mdmpeJhsGK
— Matteo Renzi (@matteorenzi) April 9, 2026
D’altra parte una certa idea di politica sovranista sembra aver perso un po’ di spinta propulsiva. Mi spiego: Orban ha perso il potere dopo 16 anni, in Olanda il governo è guidato da un giovane liberale dopo che Wilders è stato sconfitto lo scorso autunno e anche nella piccola Slovenia, il premier uscente Golob ha superato Jansa. Lei come la vede? È finita l’onda sovranista? Se no come si battono?
Sicuramente c’è una frenata e ai Paesi che cita lei dobbiamo aggiungere anche ciò che è accaduto persino in Polonia. Però difficile capire se si tratta di un ciclo finito. La partita vera si gioca nel 2027, in Francia prima e in Italia poi. Se Le Pen e Meloni perdono, e io al momento scommetto sulla loro sconfitta, allora davvero si apre una stagione di speranza per chi non si arrende al populismo.
Resta il tema dell’Europa che deve cambiare passo. Come secondo lei?
Per me serve un’Europa più forte e più unita almeno in tre campi. Il primo, sulla difesa. Con tutte queste minacce globali noi siamo più forti se ci mettiamo insieme sulla difesa. Innescare una competizione all’ultimo sangue tra aziende europee. Il secondo sulla cultura e sulla ricerca: migliaia di talenti vogliono scappare dall’America di Trump. Possiamo riprenderceli e fare dell’Europa un laboratorio e non solo un museo. Terzo: sovranità energetica. Il mondo sta litigando anche per quello, dal Venezuela allo stretto di Hormuz. L’Italia deve farsi protagonista di un’inizativa in questo campo visto che siamo tra quelli che pagano l’energia più cara
Mario Draghi ha prodotto un ottimo rapporto sulla competitività dell’Ue, che sembra rimasto in un cassetto della Commissione Ue. C’è ancora uno spazio politico per l’ex presidente della Bce?
Lo deciderà lui. Sarebbe uno straordinario valore per le istituzioni italiane il ritorno di Draghi. Ma tutti sappiamo che la stagione dei tecnici chiamati da fuori è finita: lui per primo, se ci crede, dovrebbe mettersi in gioco. Fossi in lui lo farei.
Emmanuel Macron, uno dei pochi leader europeisti ormai rimasti, l’anno prossimo finirà la sua esperienza all’Eliseo. Chi può raccogliere la sua eredità nella famiglia liberale?
Non vedo un successore di Macron che appartenga ai liberali nei grandi Paesi europei. Il vero tema è se al ballottaggio per l’Eliseo vincerà il Fronte Nazionale con Le Pen o Bardella o il candidato alternativo, chiunque egli sia. Certo, se è Mélenchon non ci sono speranze. Ma nell’area centrista in tanti possono giocarsela per vincere: per tutti costoro è più difficile la sfida dal primo turno che al secondo.
L’Italia e la politica estera. Che valutazione dell’azione del governo ora che è sfumata quella idea di Meloni pontiere con Trump?
Un Governo di opportunisti con una Presidente banderuola. Lo dico con amarezza ma proprio non capisco come si possa fare i complimenti a Meloni per la politica estera. Stava con Putin e poi è passata con Zelensky. Odiava Macron, ora canta la Marsigliese. Seguiva Trump e si è fatta scaricare dal mondo Maga. Voleva uscire dall’Euro, oggi spende i soldi europei del PNRR. Era contro la Nato, ha cambiato idea anche qui. Per non parlare delle sue crociate sull’energia: era contro il Tap, contro le trivelle, contro Arabia Saudita e Qatar e adesso fa il contrario di ciò che diceva solo qualche anno fa.
Come può l’Italia essere protagonista in Europa e nella politica internazionale?
Guidando la trasformazione dell’Europa, non subendola o peggio ancora ritardandola. E poi serve una scelta di campo: o si sta con Trump e il mondo Maga o si sta coi volenterosi di Parigi, Berlino, Londra. Giorgia è abituata a tenere i piedi in due staffe. Ma così facendo il Paese va a marcia indietro: ultimi in classifica per il debito pubblico e superati anche dalla Grecia, pressione fiscale oltre il 43% con un balzo in avanti alla faccia del “meno tasse”, costo della vita insostenibile. Dopo quattro anni di Meloni gli italiani stanno peggio, lo dicono i numeri, lo dice la realtà quotidiani tra mercati e distributori
Manca un anno alle elezioni. Ci sveli alcuni segreti per battere il centrodestra.
C’è solo una strada e non è un segreto: bisogna batterlo sulla quotidianità e non sull’ideologia. Anche e soprattutto sui temi su cui la destra ha sempre vinto: sicurezza, tasse, immigrazione. Loro stanno fallendo come non era mai accaduto. La sinistra stia lontana dalla burocrazia, parli al mondo che produce e faccia un programma di poche cartelle su stipendi e sicurezza. Vedrà che vinciamo noi. La Meloni dopo il referendum non ha avuto neanche il coraggio di dimettersi ma ha fatto dimettere la Santanchè solo per antipatia, non per scelta politica. Ormai ha iniziato una discesa libera e non si ferma più
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
