Benzoni: «Macron è un modello, ma non ha costruito pensiero politico»

In Europa, Azione sta nello stesso campo politico di Emmanuel Macron; in Italia questa appartenenza si era tradotta nel tentativo di dare vita al Terzo polo, fallito in modo fulmineo. Ma più di tutto, secondo l’on. Fabrizio Benzoni, a marcare la differenza tra il macronismo francese e la sua declinazione «made in Italy» è la territorialità.
Onorevole Benzoni, quanto pesa davvero l’appartenenza al macronismo nel dibattito italiano?
Credo che tantissimo pesino le leggi elettorali, che favoriscono o ostacolano la nascita di terzi poli. La legge francese si può dire che abbuia favorito la nascita del macronismo e Macron ha cavalcato lo smantellamento dei poli tradizionali, che peraltro sono in crisi estrema. Noi in Italia noi continuiamo a lavorare su questo: diciamo che non abbiamo perso la speranza.
In Italia non si è riusciti a essere così incisivi solo per colpa della legge elettorale?
Assolutamente no, hanno contribuito anche altri fattori. Macron ha fatto anche sua la difesa dell’Europa: i centristi sono rimasti gli unici a credere nell’europeismo.
Il macronismo nasce in una Francia fortemente spaventata dal populismo. In Italia quel voto moderato si è disperso. Perché?
Diciamo che qui il voto moderato c’è, ma non lo si riesce a sfruttare. Ad oggi in Italia c’è molta meno paura degli estremi e degli estremismi rispetto alla Francia. D’altro canto i centristi sono gli unici a difendere a spada tratta l’Europa.

Il macronismo però applica un europeismo più muscolare, se così si può dire...
Vero e questo è però anche un suo limite. C’è molto spazio per un progetto che guardi a un’Europa più forte, ma non si può comandare. Io credo che ci sia una differenza profonda tra un leader e un capo: un leader guida, un capo comanda.
Macron è ancora un punto di riferimento per Azione?
Rimane un punto di riferimento perché è un’esperienza centrista che ha funzionato in Europa e a cui quindi guardiamo con attenzione. Uno dei punti deboli però è la non costruzione di un partito, l’assenza di figure chiave di riferimento, non c’è il radicamento sul territorio. Tutto sta in un voto politico che ha avuto sì effetto, ma che lì si è fermato. In questo noi differiamo: cerchiamo di costruire proprio il radicamento territoriale. E questo aspetto conta molto non solo nelle elezioni, ma anche nel trasferimento e nell’elaborazione di un pensiero politico. La battaglia che stiamo facendo è la costruzione di leadership locali e di amministratori locali, strada che Macron, al contrario, non ha mai costruito. Tanto è vero che alle amministrative lui ha dimostrato di non esistere più.
Se l’esperienza Macron fosse nata in Italia, secondo lei sarebbe sopravvissuta a più di una legislatura?
L’esperienza politica intesa come spazio politico, sì. La sua leadership, al contrario, non credo, perché è impegnativa, spesso autoreferenziale e con un linguaggio molto lontano dalle persone.

Lei fa critiche abbastanza aspre. È sicuro che Macron sia davvero ancora un modello?
Vero... Diciamo che Macron è stato un modello nella capacità di raccogliere il consenso e di difendere i valori che ci contraddistinguono. Oggi lo è meno dal punto di vista di quanto quell’esperienza ha poi saputo davvero maturare risultati dal punto di vista politico. Mi spiego: è vero che Macron ha dovuto fare tante riforme, alcune anche molto complesse in un Paese come la Francia, ma ha fallito sulla diffusione e sulla creazione di un pensiero politico largo. E questo è invece uno dei nostri obiettivi. Diciamo che il tentativo di costruire un vero partito è quello che ci differenzia davvero da Macron.
Lui ha battuto la destra e marginalizzato la sinistra. Qui Azione si definisce alternativa a entrambi i poli. Poi però, nei fatti, ci sono le alleanze variabili...
In Parlamento noi siamo in opposizione, ma valutiamo i provvedimenti per tema non dando dei «no» a priori: se le proposte ci trovano d’accordo non votiamo no a prescindere.
Non molto tempo fa Carlo Calenda ha lasciato socchiusa la porta a Forza Italia. Cosa ne pensa?
È indiscutibile che Forza Italia abbia un programma più simile al nostro rispetto a quello dei suoi alleati di governo, dopodiché però in parlamento vota sempre con il governo anche quando i provvedimenti sono contrari ai valori liberali, a differenza nostra.
Se domani il centrodestra vi offrisse un patto strutturale?
Sarebbe più macroniano forse accettare, visto che Macron governa con il centrodestra moderato, ma sarebbe molto più benzoniano rifiutare.

Esiste davvero l’elettore terzista? O è semplicemente l’elettore indeciso?
Essendoci dichiarati terzi dall’inizio, effettivamente abbiamo raccolto un po’ da tutti. Ci vota chi non è convinto da nessuno dei due poli, è un elettorato diviso dalla collocazione da cui proveniva e che, però, ci chiede la terzietà. Diverso è poi a livello locale dove in quasi tutte le grandi città noi governiamo bene con il centrosinistra. Penso a Milano, Brescia - esperienza che rivendico con grande orgoglio - Bergamo, Mantova, Cremona e Lodi per restare in Lombardia: di conseguenza, la classe dirigente formata è una classe dirigente di centrosinistra. Certo, a livello locale la quadra si trova più facilmente.
In chiave nazionale è un dialogo impossibile quello con il centrosinistra?
È un dialogo più complesso: basti pensare anche solo al tema del nucleare ed energia oppure al posizionamento internazionale, queste sono posizioni molto distanti e direi insormontabili. Sul salario minimo, invece, siamo ad esempio allineati.
Il vostro elettorato è più liberale o più statalista?
Più liberale, social democratico. Comunque tra le grandi battaglie ci sono sempre la sanità e la scuola pubblica, va ricordato.
Il Terzo polo è imploso in pochi mesi. Cosa avete sbagliato e cosa è rimasto ad Azione?
Tante cose. Sicuramente più caratteristiche personali non hanno contribuito alla formazione di un soggetto politico unico, c’è stata più tattica che politica da parte della classe dirigente. Oggi comunque Azione è rimasta esattamente dove l’hanno posta gli elettori: al centro e in posizione differente rispetto al campo largo, al contrario di Italia Viva che è quasi organica.
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