Referendum, una prova politica vera con lo sguardo rivolto al territorio

Per i segretari provinciali dei partiti l’analisi dopo elezioni e referendum ha (quasi) sempre due facce. Soprattutto se, come in questo caso, i risultati nazionali sono molto diversi da quelli locali. L’Italia ha risposto con un grosso «No» al referendum sulla giustizia, ma la provincia di Brescia ha provato a contrapporre un forte «Sì». E alla fine solo Brescia, Bovezzo e Collebeato hanno rispecchiato l’andamento del Paese. Un dato che il centrodestra tiene – chiaramente – a sottolineare con veemenza, anche se le parole del vicesegretario di Forza Italia Bruno Bettinsoli sono inequivocabili: «Serve a poco vincere una partita se poi perdi il campionato».
Se vogliamo rimanere nel campo delle metafore, parlare di una vittoria del campionato per le forze progressiste pare forse eccessivo. Dopo tutto stiamo parlando di un referendum, non delle Politiche. Ma certamente è stata una bella botta per il Governo, che tra un anno dovrà sì giocarsi la partita che conta.
Il centrosinistra
Chiudiamo il vocabolario sportivo e passiamo a quello politico. «Questo risultato dimostra che esiste uno spazio politico chiaro: quello di un centrosinistra unito che non si affida alla propaganda né alla semplificazione, ma che sceglie di stare dentro i problemi, offrendo strumenti concreti per orientarsi e difendere la qualità della nostra democrazia – precisa il segretario del Partito democratico Michele Zanardi –. A livello nazionale passando anche dalla città di Brescia arriva un messaggio chiaro: è possibile costruire un fronte di centrosinistra credibile, largo e determinato, capace di contrastare una destra che divide e semplifica, e di proporre risposte vere ai bisogni sociali, economici e democratici del Paese». Zanardi non si scompone davanti alla larga vittoria del «Sì» in provincia: «Nulla di nuovo. Sappiamo che dobbiamo lavorare».
Una linea che sposa anche il collega Luca Trentini, di Alleanza Verdi e Sinistra, attento però nel precisare un particolare: l’importanza per la vittoria del voto giovanile. «Noi partiti del centrosinistra dobbiamo sapere che c’è un popolo pronto a mobilitarsi qualora qualcosa di credibile gli venga profilato». E poi una provocazione per il centro: «I partiti riformisti sono soliti sbandierare che il sì vince al centro, questa volta non è stato così. Il loro stesso elettorato non li ha seguiti».
Tra i più contenti c’è Dino Alberti, segretario provinciale del Movimento 5 Stelle, forse inizialmente il più pessimista tra chi ha proposto il «No», ma alla fine «contento di aver preso una batosta nel senso opposto». Per Alberti è un «risultato del tutto inaspettato» e «devastante per chi governa». L’analisi resta comunque molto lucida: «Sarebbe insensato chiedere a Meloni di dimettersi, ma deve rendersi conto che ha completamente sbagliato l’approccio comunicativo: ha parlato solo ai suoi, ma si è dimenticata dei giovani, negando il voto ai fuorisede». E poi un pensiero al futuro: «Non dobbiamo pensare che alle prossime Politiche andrà così – spiega –. Questo non è assolutamente voto alla coalizione di centrosinistra».
Il centrodestra
Dall’altra parte, a destra, come detto ci si concentra sull’aspetto locale. «Un segnale particolarmente significativo arriva dalla provincia di Brescia, dove il Sì ha vinto in maniera netta ed è stato persino superiore alla media regionale – evidenzia il segretario di Fratelli d’Italia Diego Zarneri –. Si tratta di un’indicazione politica chiara: nei territori produttivi e dinamici del Paese c’è una domanda forte di efficienza, certezza del diritto e funzionamento reale dello Stato».
Un pensiero condiviso da Roberta Sisti, segretaria provinciale della Lega: «Nelle regioni del Nord il "Sì" ha prevalso, con percentuali significative. Questo ci dice che nei territori che lavorano, producono e tengono in piedi il Paese esiste una domanda forte di cambiamento, di una giustizia più moderna e più veloce. Brescia ha dimostrato di non aver paura delle riforme». E se anche per Bettinsoli il campionato è perso, ricorda che «la provincia ha dimostrato di credere nel centrodestra».
Azione
Tra gli sconfitti c’è però anche Azione. «Abbiamo sostenuto il "Sì" nel merito, convinti che questa riforma potesse rappresentare un passo utile per migliorare alcuni aspetti dell’ordinamento giudiziario. I cittadini hanno scelto diversamente e, in democrazia, il voto si rispetta sempre. Resta per noi il rammarico per un’occasione mancata», precisa il segretario provinciale Marco Garza.
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