Isolata e austera, la Valle di Vesta estende i suoi confini nel Parco Alto Garda Bresciano e all’interno della Foresta regionale Gardesana Occidentale, e rappresenta attualmente l’unica Area Wilderness ufficialmente riconosciuta in Lombardia. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta la costruzione dell’invaso di Ponte Cola (diga di Valvestino) ha generato l’isolamento della Valle di Vesta, che oggi rappresenta una sorta di fiordo del lago artificiale.
Quest’area appartiene amministrativamente al Comune di Gargnano, e i suoi confini naturali sono rappresentati dalle valli di Fassane e della Selva a nord, dalla valle del Torrente Toscolano a est e dalla Valle di Campiglio a sud.
L’ambiente naturale

Il rio Vesta è il più importante corso d’acqua della valle, che accoglie tra i suoi versanti anche alcune pozze d’acqua di modesta estensione ubicate all’interno di depressioni naturali utilizzate come punti di abbeveraggio per il bestiame al pascolo.
Nell’Area Wilderness la maggior parte delle superfici è coperta dal bosco e accoglie tutte le specie tipiche della fascia prealpina. Sui versanti più aridi prevalgono formazioni a pino silvestre, talvolta accompagnato dal carpino nero, frassino orniello e roverella.
In condizioni di temperatura e umidità moderata la vegetazione si caratterizza per la presenza del faggio, dell’acero di monte e del frassino maggiore, mentre tra i boschi attorno alla malga di Vesta Mezzo compare l’abete rosso. Un’altra componente importante degli ambienti della Valle di Vesta è quella floristica, che accoglie vari endemismi e specie rare protette a livello continentale.
Tra le specie faunistiche si riscontrano la volpe, la faina, la martora, il tasso e la donnola. Diffusa è la presenza del capriolo, soprattutto nelle zone a margine tra il bosco e le aree aperte e anche tra cespugli e pascoli, e in misura minore del camoscio su terreni rocciosi e del cervo che predilige i contesti meno disturbati.
Tra gli uccelli sono presenti alcuni tetraonidi (gallo forcello e coturnice), la poiana, lo sparviere, il nibbio bruno, i falchi pecchiaiolo e pellegrino, l’albanella reale, il biancone e il gufo reale, mentre le acque limpide e ben ossigenate favoriscono la permanenza del gambero di fiume.
Accessi e leggende
Gli accessi escursionistici principali all’Area Wilderness avvengono dal Dosso Corpaglione, da Bollone, dalla Valle di Campiglio, dal Molino di Bollone e da Vesta di Cima. Punti panoramici privilegiati sulla zona sono rappresentati dal Monte Pallotto, dal Monte Zingla e dalla dorsale che corre tra i monti Pracalvis, Alberelli e Alberelletti.
La Valle di Vesta si caratterizza anche per la presenza di antri rocciosi che hanno alimentato la diffusione di storie e leggende legate alle vicende di pastori e carbonai che hanno frequentato questa zone per lungo tempo. Di questi antri il più famoso è senza dubbio il Cùel Sant Grande che si apre sul versante orografico sinistro della valle, e deve il suo nome alle vaschette concrezionate disposte al suo interno come un insieme di acquasantiere. Il significato della wilderness tra le montagne dell’entroterra gardesano
Il riconoscimento di «Area Wilderness» implica la presenza di un ambito territoriale in cui trova applicazione il concetto di «wilderness» basato sul rispetto dell’assoluta integrità territoriale e paesaggistica delle aree selvagge, su un uso equilibrato dell’ambiente nel primario rispetto delle sue esigenze, sui valori spirituali che l’uomo trae dalla natura, sul rispetto degli antichi ritmi della natura vissuta dall’uomo come sua parte integrante, e sulla possibilità di consegnare alle generazioni future lembi di territorio naturale.

Uno specifico studio condotto sulla Valle di Vesta dall’Ufficio Operativo dell’Azienda Regionale delle Foreste (oggi Ersaf) di Gargnano nel 1997 ha consentito di mettere in luce alcune caratteristiche che corrispondono ai requisiti che un’«area wilderness» deve possedere.
La valle rappresenta un bacino integro e isolato dal restante territorio grazie anche alla presenza del lago artificiale alla base e all’assenza di viabilità. La ridotta rete di sentieri favorisce inoltre l’evoluzione naturale e senza condizionamenti delle componenti vegetazionali e faunistiche, a cui si associa un ridotto livello di interferenza umana.
La particolare morfologia dei versanti rende questi luoghi non più idonei ad essere insediati e utilizzati dall’uomo, così come la relativa lontananza dai centri abitati non rende tale territorio appetibile per investimenti in strutture e infrastrutture. Inoltre l’intero bacino è di proprietà demaniale regionale e tale condizione è una garanzia riguardo alla conservazione della zona e della sua biodiversità. Allargando lo sguardo dal Monte Zingla, la vetta più elevata (1496 m), si ammira una delle valli prealpine più isolate e selvagge. Massimo rispetto è richiesto per la sua frequentazione.



