Il marketing turistico fa miracoli. Anche nel nostro Paese, per esempio, propone centinaia di mete dove si possono vivere esperienze di «wilderness», capaci di richiamare turisti alla ricerca di spiagge incontaminate e soggiorni in zone selvagge. Al di là delle strategie promozionali, però, il termine «wilderness» assume significati specifici in riferimento al contesto geografico, storico e culturale in cui ha preso forma.
Traduzioni
Il termine, tradotto letteralmente in italiano, potrebbe corrispondere a «selvaticità» o «selvatichezza» (da «wild» che significa «selvaggio», «selvatico»), anche se l’origine etimologica della «selvaticità», che rimanda al termine di «selva» (cioè «foresta»), esprime solo parzialmente l’esperienza culturale americana all’interno della quale il concetto di wilderness è maturato.
Alcuni traducono «wilderness» anche con «deserto», ma si tratta di un significato riduttivo rispetto al fatto che in tali contesti ambientali non si fa soltanto esperienza di uno spazio privo della presenza dell’uomo (quindi di un deserto in senso geografico), ma anche di un luogo solitario per lo spirito.
«Dove l’uomo è visitatore»
«La natura selvaggia è sia una condizione geografica che uno stato d’animo. Fa parte dell’eterna ricerca della verità che spinge l’uomo alla continua ricerca di sé stesso e del suo Creatore». È questa una delle più importanti definizioni del concetto di wilderness, espressa su una pubblicazione del Servizio forestale americano riguardante la protezione della natura selvaggia.

Ancora negli Stati Uniti è stata approvata la storica legge speciale del «The Wilderness Act» (1964), all’interno della quale le aree wilderness vengono definite come quei luoghi «dove il suolo e la sua comunità di forme di vita non sono disturbati dall’uomo, e dove l’uomo stesso è un visitatore». Mediante tale legge il Congresso si è preoccupato di «assicurare alle attuali e future generazioni del popolo americano i benefici di una durevole e stabile wilderness».
Isolamento, difficoltà di accesso e selvaticità sono quindi alcuni degli aspetti che definiscono il carattere di «wilderness» di alcune aree naturali sparse in tutto il mondo. L’apprezzamento odierno per il concetto di wilderness, pur se molto spesso non acquisito nel suo significato originario, comunica, da un lato, la volontà di vivere – nei luoghi dove questo è ancora possibile – l’esperienza della natura nel suo stato selvaggio e, dall’altro, la risposta ad una specifica necessità di libertà dello spirito.
La selvaticità nella cultura antica
La selvaticità come ideale ecologico si trova descritta già nella cultura classica antica, nella quale si contavano molti interpreti della civiltà rurale. Oltre a Virgilio e a Orazio, seppe distinguersi particolarmente Lucrezio, cantore della selvaticità al di là dei consueti parametri legati agli aspetti della ruralità, che denunciò con partecipazione emotiva l’azione distruttrice dell’uomo nei confronti delle foreste.

La riscoperta della sacralità della natura selvatica, ritenuta per alcuni secoli un ostacolo allo sviluppo della civiltà, avvenne in particolare con Francesco Petrarca. Il valore assegnato alla selvaticità, così come traspare in alcune sue opere, deriva in questo caso dall’esperienza personale del poeta. Egli fu autore non soltanto di numerosi e anche solitari viaggi nelle «selve», ma anche, nell’aprile del 1336, di quella che è stata una tra le prime salite esplorative di carattere quasi alpinistico: quella del Mont Ventoux in Provenza.
I grandi profeti della wilderness
In epoca più recente, tra le figure di maggior spicco nella storia della wilderness va menzionato John Muir (1838-1914), scozzese di nascita ma emigrato in giovane età nello stato americano del Wisconsin. La figura di Muir è quella di una persona ammirata della natura e profondamente desiderosa di conoscerla in tutti i suoi aspetti: la sua insaziabile curiosità e il suo animo da naturalista esploratore gli fecero infatti intraprendere viaggi impegnativi e lunghissime camminate.
Imperdibile per tutti gli appassionati di natura è la lettura del suo diario «La mia prima estate sulla Sierra», pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1911 e tradotto in diverse lingue, nel quale dettaglia un viaggio compiuto nella regione oggi compresa nel parco nazionale di Yosemite.
Assieme a John Miur, il pensiero della wilderness si è sviluppato grazie anche a Henry David Thoreau (1817-1862), naturalista e agrimensore, Aldo Leopold (1887-1948), forestale, e al fotografo Ansel Adams. Sulla scia dei loro contributi e scritti la filosofia wilderness si è diffusa nel mondo e, oggi, anche in Italia si contano una serie di aree ufficialmente riconosciute dove poter vivere questa esperienza.



