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Lacrime in Adamello, quel che resta della capanna Faustinelli

Dopo il devastante incendio che ha distrutto il rifugio d’alta quota l’auspicio è che possa essere ricostruito per dare continuità alla memoria e far rivivere la storia
Ruggero Bontempi
Uno scorcio della capanna Faustinelli prima che fosse distrutta dalle fiamme
Uno scorcio della capanna Faustinelli prima che fosse distrutta dalle fiamme

Nel cuore, negli occhi e nella memoria. La capanna Faustinelli che l’incendio causato da un fulmine ha incenerito la settimana scorsa ha rappresentato per diverse generazioni di escursionisti un punto di riferimento essenziale negli splendidi contesti alpini estesi tra i gruppi della Presanella e dell’Adamello.

Tra le zone del Passo del Tonale e del Pisgana, lungo la linea di cresta che unisce la Punta di Castellaccio al Corno di Lagoscuro e alla Cima Payer, fu attrezzata nel periodo della Grande guerra la linea difensiva più avanzata dello schieramento fortificato italiano predisposto in previsione di un’offensiva austriaca.

Il Sentiero dei fiori

Uno dei ponti tibetani che caratterizzano il Sentiero dei Fiori
Uno dei ponti tibetani che caratterizzano il Sentiero dei Fiori

Questo percorso intriso di storia fu successivamente reso fruibile a partire dal 1998 grazie all’impegno congiunto degli Alpini della Brigata Alpina Tridentina e di quelli della sezione ANA della Val Camonica.

La capanna Lagoscuro ha sempre rappresentato uno dei punti caratterizzanti di quell’itinerario ardito che ha preso il nome di «Sentiero dei fiori», evocativo del fascino comunicato dalle numerose specie della flora alpina che si incontrano durante la sua percorrenza.

La linaria alpina, il ranuncolo dei ghiacciai, la peverina dei ghiaioni e le sassifraghe sono solo alcune delle espressioni di colore e di vita che si osservano nei severi e inospitali ambienti dell’alta quota. Dopo avere ammirato per un lungo tratto la Valle Narcanello la capanna Lagoscuro si presentava come il punto ideale non solo per una sosta rigenerante, ma anche per riordinare le emozioni che quel percorso regala.

La rinascita della capanna

Una storica foto della capanna faustinelli
Una storica foto della capanna faustinelli

Fu la guida alpina dalignese Giovanni Faustinelli ad avviare nel 1958 il recupero della storica baracca di guerra collocata a oltre tremila metri di quota. In quel nido d’aquile trascorse oltre tre mesi all’anno dal 1971 al 1984.

Erano le sue montagne quelle dove scelse di dedicare generosamente il suo tempo e le sue energie per il recupero dei percorsi e delle testimonianze della Prima guerra mondiale, durante i quali subì anche un grave incidente per l’esplosione di un residuato bellico che gli costò l’amputazione di una gamba.

Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1991, il suo impegno ha trovato continuità nella cura attenta della struttura portata avanti dell’Associazione «Amici di Cima Lagoscuro» di Ponte di Legno.

La speranza per il futuro

L’auspicio di tutti è che il manufatto possa essere ricostruito, per dare continuità alla memoria dei luoghi e dello stesso Giovanni Faustinelli, del quale il grande esploratore e alpinista Carlo Mauri così scrisse: «Se gli uomini hanno fatto qualcosa per salvare la natura, c’è un uomo che sta facendo molto per salvare non solo la natura, ma anche la storia degli uomini».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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