Volge al termine una stagione estiva che sarà tristemente ricordata, oltre che per le temperature elevate, anche per il fenomeno degli incendi boschivi e i suoi effetti talvolta drammatici.
Assieme a vaste zone dell’Europa, Spagna e Francia in particolare, e delle regioni italiane, questa piaga ha lasciato il segno anche sulla provincia bresciana, interessando in maniera diversamente estesa superfici di vari comuni tra i quali Anfo, Casto, Idro, Capovalle, Treviso Bresciano, Vobarno, Tavernole sul Mella, Tignale e Tremosine.
Che cosa dice la normativa
La normativa regionale lombarda definisce l’incendio boschivo «un fuoco con suscettività ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree».
Il sistema d’intervento che si attiva per dare risposta immediata alla necessità di contenimento e di spegnimento di un incendio boschivo, e anche d’interfaccia urbano-rurale, è impegnativo e costoso.
Si sviluppa in competenze articolate all’interno di strumenti di pianificazione dedicati, e si avvale della collaborazione di soggetti diversi quali Regione Lombardia, Arpa, l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Enti Locali e squadre specializzate delle organizzazioni di volontariato.
Gli effetti sull’ambiente
La complessità del sistema d’intervento riflette quella degli effetti attesi successivamente al verificarsi di un incendio boschivo. Gli esiti immediati e futuri che derivano dal passaggio delle fiamme sono sempre negativi, e rappresentano uno dei fattori principali di rischio per l’integrità dell’ambiente naturale e del territorio, e non ultimo delle conseguenze relative al degrado del valore paesaggistico.
Il fuoco incrementa la disponibilità di azoto nel suolo e la perdita di altre sostanze nutritive, causando una sostanziale riduzione della componente floristica. Le caratteristiche fisiche e chimiche del terreno necessitano di tempi molto lunghi prima di poter essere ripristinate, la fragilità aumenta e si incrementa l’esposizione al rischio idrogeologico.
Il ritorno della fauna
Effetti gravi si manifestano anche sulle componenti faunistiche più strettamente a contatto con il suolo. La ricolonizzazione di una superficie percorsa dal fuoco avviene in tempi rapidi ad opera soprattutto di microrganismi attirati dalle sostanze nutritive presenti nelle ceneri, ma servono molti anni perché si ripristino condizioni idonee al ritorno della fauna «superiore».


