Incendi boschivi, i 125 ettari in fumo valgono solo 6mila euro

Quanto valgono una foresta o un pascolo di montagna? Se dovessimo quantificarne il valore desumendolo dalle sanzioni amministrative comminate nel 2025 per prevenire gli incendi boschivi a 32 «imprudenti» in provincia di Brescia, diremmo molto poco. Lo scorso anno nel nostro territorio sono stati registrati 31 roghi, che hanno devastato complessivamente circa 125 ettari di verde, e sanzionate 32 persone pizzicate a bruciare sterpaglie per un importo complessivo di 6mila euro. Una cifra irrisoria, se rapportata ai 55 ettari di superficie boscata e ai 70 ettari di prati e pascoli andati in fumo.
Scenari
I dati sono stati forniti nei giorni scorsi dai Carabinieri Forestali di Idro e Gavardo agli studenti della scuola secondaria di Casto, in una lezione speciale dedicata alla tutela della biodiversità e alla prevenzione degli incendi boschivi. L’incontro si è svolto in un momento di massimo rischio per questo tipo di eventi, quello invernale, durante il quale si tenta di prevenire gli incendi con il divieto assoluto di accensione di fuochi e residui vegetali, divieto in vigore su tutto il territorio. Le sanzioni amministrative sono considerate solo il primo strumento di prevenzione che colpisce comportamenti imprudenti, come l’accensione di fuochi in periodi vietati.
Diverse sono le conseguenze sul piano penale e la condizione in cui rimane l’area interessata da un incendio, che non può cambiare destinazione d’uso per 15 anni e, per un decennio, resta vietata al pascolo, alla caccia e all’edificazione.
I comportamenti umani, del resto, sono considerati la variabile maggiore che determina l’aumento o la diminuzione degli incendi nel lungo periodo, insieme alle condizioni climatiche, che possono aiutare a prevenire tali episodi (come avvenuto due anni fa) o, al contrario, accrescere il rischio.
Roghi e danni
I 31 incendi registrati nel 2025 hanno interessato sia superfici boscate sia aree di pascolo, a conferma di come il fenomeno non riguardi solo le foreste ma l’intero equilibrio del territorio montano. Il confronto con l’anno precedente restituisce una misura più chiara di questa oscillazione.
Nella stagione invernale 2023-2024, nel Bresciano erano andati in fumo «appena» 0,33 ettari, poco più di 3mila metri quadrati. Un dato estremamente contenuto, sicuramente propiziato da condizioni favorevoli, che contrasta con l’impatto registrato però l’anno successivo.
A incidere, secondo i Carabinieri Forestali, è soprattutto la componente umana. Le sanzioni amministrative – 32 quelle comminate nel 2025 mentre sono già 20 quelle relative ai primi mesi del 2026, con quattro incendi importanti a Tignale, Collio, Malonno e Sabbio Chiese – rappresentano un indicatore diretto dei comportamenti a rischio: accensione di fuochi, abbruciamenti non consentiti, gestione imprudente dei residui vegetali. Condotte che, in presenza di condizioni climatiche favorevoli alla propagazione, possono trasformarsi rapidamente in incendi. In questo quadro, le sanzioni assumono un valore che va oltre l’aspetto economico. Più che compensare il danno – evidentemente non quantificabile in poche migliaia di euro – servono come strumento di prevenzione immediata, volto a ridurre il numero di inneschi e a contenere, nello stesso tempo, un fenomeno che resta strettamente legato ai comportamenti individuali.
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