Francesco Guccini ci ha lasciati il 6 agosto scorso, ma i testi delle sue canzoni permangono a regalare emozioni nelle nostre stanze di vita quotidiana, negli affreschi di umanità che ha saputo disegnare, nelle narrazioni che svelano percorsi di vita personali.
Il grande cantautore (definizione che non gli piaceva), ha chiuso il suo cammino terreno nel piccolo paese di Pavana, la terra dei suoi avi a cinquecento metri di quota tra i boschi, le argille e le arenarie dell’Appennino tosco-emiliano.
«Pavana mi ha dato un imprinting che le oche di Lorenz fanno ridere – raccontò in un’intervista –: evidentemente queste belle montagne sono il mio bagaglio di vita».
Le radici e la provincia
Il riconoscimento dei valori custoditi dai territori di provincia, l’attenzione alle tradizioni e alle espressioni dialettali contenute nelle sue canzoni e nei suoi libri hanno contribuito a definire il profilo di un colto intellettuale orgoglioso frequentatore di locande.
Spirito montanaro fiero, Guccini ha tratto ispirazione anche dalla natura, palcoscenico discreto di vicende umane e altre volte direttamente protagonista.
La natura nelle canzoni
«Si alza sempre lenta come un tempo l’alba magica in collina, ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima», recita con malinconia nella «Canzone delle osterie di fuori porta», per poi riemergere nel riscontro di uno stupore che si rinnova nella commovente «Vorrei» dedicata alla moglie Raffaella: «Vorrei,respirare nell’aria sale e maggese, gli aromi della tua salvia e del rosmarino, incontrare le pietre, le strade, gli usci, e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri, le strisce delle lumache nei loro gusci».
«Dai boschi e dal mare ritorna la vita» è la conclusione affidata alla natura nella post-apocalittica «Noi non ci saremo», mentre «quasi triste, come i fiori e l’erba di scarpata ferroviaria» completa, con rimando arguto a un poco appariscente contesto naturale, il profilo della ragazza dietro il banco di «Autogrill».
Guccini si autodefinì «burattinaio di parole». Davanti alle esperienze, ai personaggi e alle scene che prendono forma nel teatro delle sue canzoni ci scopriamo debitori di immagini che restituiscono quello che talvolta le nostre parole non riescono a spiegare. Continueremo a farle nostre, citandole agli amici e ai figli, per condividere in versi giudizi e coinvolgimento emotivo.
Col la scomparsa di Guccini si alza «un dolore a livello del mare» (Venezia), ma anche un desiderio più consapevole di potersi ancora perdere «dietro le nuvole e la poesia» (Quattro stracci).



