Non certo ai livelli immensi del cantautore, ma nemmeno dello scrittore o del gaudente: eppure non è del tutto trascurabile il Guccini attore, presente a vario titolo in ben 17 film, compresi quelli televisivi.
Dal piccolo schermo a «Radiofreccia»
Per il piccolo schermo esordì calandosi nei panni antichi del bolognese Giulio Cesare Croce – fabbro e cantastorie del Cinquecento, autore di «Bertoldo e Bertoldino» – in «Fantasia, ma non troppo, per violino» (1976) di Gianfranco Mingozzi. Quindi fu se stesso sul grande schermo ne «I giorni cantati» di Paolo Pietrangeli (al quale prestò «Eskimo» e «Canzone di notte n.2», per la colonna sonora condivisa con diversi musicisti italiani), come pure in due documentari dedicati al suo repertorio, tutti del 1979.
Dopo una modesta comparsata in «Musica per vecchi animali», regia poco felice dello scrittore Stefano Benni (vi interpretava il guardiano di un museo), rispose alla chiamata di Ligabue in versione cineasta, dando vita a una caratterizzazione memorabile: quella del barista Adolfo di «Radiofreccia» (1998), burbero e dalla battuta disarmante, ma al fondo affettuoso nei confronti dei suoi clienti più giovani.
Negli anni Duemila
Se questo resta probabilmente il ruolo della vita, vanno comunque segnalati i personaggi interpretati per Leonardo Pieraccioni nei primi anni Duemila, camei in cui si faceva apprezzare attraverso una mimica disarmante, valore aggiunto per pellicole non esattamente irresistibili: il preside rampognatore in «Ti amo in tutte le lingue del mondo», lo sconsolato regista di musical (!) in «Una moglie bellissima», il perplesso psicoterapeuta di «Io e Marilyn».
Negli ultimi anni, Guccini è comparso in ulteriori filmati legati alla sua produzione musicale (come «La mia Thule», del 2013), senza trascurare l’impegno civile, affrontato con «La linea gialla» (fiction che guarda da una prospettiva laterale la strage di Bologna) e «Son morto che ero bambino», che documenta un suo viaggio ad Auschwitz.



