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L’8 agosto del 1786 nasceva l’alpinismo: l’epica salita al Monte Bianco

Jacques Balmat (24 anni) e il medico Michel Gabriel Paccard (29 anni) raggiunsero nel tardo pomeriggio la cima della vetta più alta delle Alpi: l’alta quota smetteva di essere il regno dell’orrido e del maligno
Ruggero Bontempi
Il Monte Bianco
Il Monte Bianco

Duecentoquarant’anni di sogni verticali lungo pareti e profili di creste, sguardi attenti alla ricerca di appigli da stringere e appoggi da caricare, attrezzature e materiali che si evolvono, manovre di corda, affondi e agganci di piccozze e di ramponi, per un gioco e una passione che non si sono mai spenti da praticare con entusiasmo sui terreni offerti dalla roccia, dalla neve e dal ghiaccio. L’8 agosto 1786 viene considerata la data che segna la nascita dell’alpinismo.

Una salita epica

Il cercatore di cristalli Jacques Balmat (24 anni) e il medico Michel Gabriel Paccard (29 anni), entrambi di Chamonix, raggiunsero nel tardo pomeriggio la cima della vetta più alta delle Alpi che segna il confine italo-francese. Furono loro quindi a ricevere il premio messo in palio a partire già dal 1760 dallo scienziato Horace-Bénédict De Saussure (anche lui sulla vetta un anno più tardi) per favorire la riuscita dell’impresa, nella convinzione che l’alta quota non poteva più essere considerata il regno dell’orrido e del maligno, ma un contesto ambientale nuovo da esplorare e indagare anche scientificamente.

I due giovani chamoniards scelsero di bivaccare molto in basso e all’alba dell’8 agosto si avviarono per raggiungere la base della Jonction, dove si impegnarono con cautela e privi di attrezzatura adeguata per superare una serie di crepacci e di insidiosi ponti di neve.

Più avanti nella loro progressione raggiunsero il Grand Plateau dove nessun uomo aveva mai messo piede prima, e poi avanzarono sopra il precipizio dei Rochers Rouges per raggiungere la calotta sommitale e fare rientro a notte fonda al punto dal quale si erano avviati, dato che la cresta non offriva nessuno spazio adeguato per un bivacco.

Pur con qualche tensione, paura e difficoltà di rapporto, Balmat e Paccard ebbero la capacità e il merito di unire le forze per portare a termine una salita che è entrata nella storia. Oggi a Chamonix un monumento bronzeo nel quale Balmat indica il Monte Bianco a De Saussure finisce immortalato nelle foto dei turisti che arrivano qui da tutto il mondo.

Monumento a De Saussure e Balmat a Chamonix
Monumento a De Saussure e Balmat a Chamonix

Vecchi e nuovi sguardi dalla cima

Dalla sommità del Monte Bianco alla quota di 4807 metri (misurazione effettuata nell’anno 2025) lo sguardo si estende fino a comprendere una vasta porzione della catena alpina. Gli spazi allargati che si aprono dalla vetta in direzione dei territori dell’Italia, della Francia e della Svizzera mostrano gli effetti di un modello di sviluppo diffuso di turismo aggressivo, che ha portato alla costruzione di imponenti edifici, strade, gallerie, impianti funiviari.

La creazione di un parco transfrontaliero lanciata con forza in occasione del bicentenario della salita nel 1986 non ha finora sortito istituzionalmente gli effetti desiderati, e oggi la Conférence Transfrontalière Mont-Blanc sta lavorando ad un progetto di candidatura del Monte Bianco a Patrimonio Mondiale dell'Unesco.

Aiguille du Midi, Chamonix, France
Aiguille du Midi, Chamonix, France

Vie di salita sul Monte Bianco

La via normale più utilizzata per raggiungere la vetta si sviluppa lungo la cresta nord-ovest delle Bosses. A questa si può accedere dall’Aguille du Gouter, dalle Aguille Grises e rifugio Gonella per chi proviene dall’Italia, o ancora dalla cresta nord del Dome du Gouter, quest’ultima frequentata soprattutto per gli approcci scialpinistici.

Non mancano anche itinerari di cresta che compongono un ventaglio di proposte affascinanti per salite alpinistiche di elevato impegno e soddisfazione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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