Opinioni

La «visione» di Ben Gurion e l’annientamento di Gaza

«Gli arabi dovranno andarsene, ma serve un momento opportuno per farlo accadere, come una guerra», scriveva al figlio Amos
Michele Brunelli

Michele Brunelli

Editorialista

Edifici distrutti a Gaza - Epa/Mohammed Saber
Edifici distrutti a Gaza - Epa/Mohammed Saber

Nell’ottobre 1937, mentre in Medio Oriente montava la Grande Rivolta araba contro la Gran Bretagna e gli ebrei e la Commissione Peel raccomandava la spartizione della Palestina, dando vita al mantra «due popoli, due Stati», David Ben-Gurion affidava alla carta pensieri che avrebbero risuonato attraverso quasi un secolo di storia.

«Gli arabi dovranno andarsene, ma serve un momento opportuno per farlo accadere, come una guerra», scriveva al figlio Amos, futuro architetto dello Stato d’Israele. Quelle parole contenevano in nuce l’intero programma di una trasformazione demografica che oggi, 88 anni dopo, ha trovato la sua realizzazione più brutale e sistematica nei quartieri devastati di Gaza. La distanza temporale che separa quelle righe dalla situazione odierna misura anche l’evoluzione di una strategia che diviene metastorica: da intuizione privata a dottrina militare, da confidenza familiare a programma di governo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...