Opinioni

Russia, elezioni senza scelta: quando il voto è una farsa

Dall’invasione russa, l’Ucraina ha dichiarato lo stato d’assedio e sospeso le elezioni. La Russia no. D’altronde non ce n’è ragione: i risultati delle elezioni li definisce il Cremlino
Giovanni Cadioli

Giovanni Cadioli

Editorialista

Il vicepresidente di Jabloko, Lev Šlosberg, condannato a 11 anni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il vicepresidente di Jabloko, Lev Šlosberg, condannato a 11 anni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Dall’invasione russa, l’Ucraina ha dichiarato lo stato d’assedio e sospeso le elezioni. La Russia no. D’altronde non ce n’è ragione: i risultati delle elezioni li definisce il Cremlino. Viene deciso quali partiti e candidati possono partecipare e all’occorrenza anche incentivata la formazione di nuovi soggetti politici per controbilanciare partiti già esistenti. La democrazia la Russia l’ha conosciuta solo tra l’ultimo periodo sovietico e il 1993. Quell’anno il presidente Eltsin, ex alleato di Gorbaciov e poi uno dei principali fautori del crollo dell’Urss, ordinò che una crisi costituzionale apertasi tra lui e il parlamento fosse risolta prendendo quest’ultimo a cannonate.

Da allora si è trattato di un progressivo discendere fino allo spudorato autoritarismo putiniano. Certo, le elezioni restano una messinscena importante - al popolo va data l’illusione di avere una minima voce in capitolo. Ma le opzioni disponibili si sono progressivamente ristrette - e ora non ne esiste ufficialmente più alcuna. Al partito di opposizione Jabloko («mela» e acronimo delle iniziali dei suoi fondatori) è stato impedito di presentarsi alle elezioni parlamentari del prossimo settembre. Il perché lo si può evincere dalla simultanea condanna a 11 anni di carcere duro in colonia penale comminata al suo vicepresidente, Lev Šlosberg.

Šlosberg avrebbe compiuto «vilipendio delle forze armate», l’ultimo arnese nella cassetta degli attrezzi repressivi russi, che si unisce alle accuse di «estremismo» e di essere un «agente straniero» che continuano a portare ad arresti e allo scioglimento di movimenti politici, Ong e di associazioni di memoria storica come Memorial’. Ora «disonorare» le forze armate - ossia criticare la guerra di aggressione russa in Ucraina - procura un biglietto (potenzialmente di sola andata) verso un moderno Gulag. Jabloko era rimasto l’unico partito russo a chiedere la pace in Ucraina, ecco perché non comparirà sulla scheda elettorale ed ecco perché, in stile pienamente mafioso, la condanna di Šlosberg è un monito a tutti gli altri dirigenti e attivisti del partito: zitti, perché di posto sui treni per la Siberia e le regioni artiche ce n’è.

Gli altri partiti politici russi sono tutti allineati al Cremlino, dai (finti) comunisti e socialdemocratici ai nazionalisti di varie risme. Tutti hanno sposato sul nascere il credo putiniano: «Make Russia great again» - un mix di conservatorismo sempre più reazionario e oscurantista e di nazionalismo sempre più revanscista ed imperialista.

Negli anni chi si è opposto a Putin - da sinistra, centro o destra - ha pagato le sue azioni a caro prezzo. Il Movimento Socialista Russo è stato costretto a sciogliersi e il sociologo marxista Boris Kagarlitskij è stato condannato a cinque anni di colonia penale. Il liberale Boris Nemcov è stato assassinato nel 2015 a poche centinaia di metri dal Cremlino mentre Naval’nyj è stato arrestato a più riprese, avvelenato e poi ucciso in carcere nel 2024. Il fascista Igor’ Girkin, protagonista della guerra del Donbass nel 2014 e sostenitore della guerra totale all’Ucraina, è stato condannato a quattro anni di reclusione.

Certo, in Ucraina dopo l’invasione russa almeno 16 partiti, accusati di complicità col Cremlino, sono stati messi al bando. Nel caso di alcuni, comprovati legami col Cremlino e l’ovvio principio di impedire a organizzazioni che collaborano con uno Stato invasore di operare giustificano questa decisione.

Nel caso di altri invece, una legislazione eccessivamente repressiva ha attribuito a interi partiti le azioni di singoli dirigenti, un’azione assai controversa sul piano dello Stato di diritto. Ma Ucraina e Russia non sono paragonabili: l’Ucraina era una democrazia altamente imperfetta e la sua politica al tempo di guerra rivela nepotismo e corruzione - la Russia invece è una dittatura da manuale.

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