Trump e la deriva antioccidentale: l’Iran e lo strabismo morale di Greta

Solo un tycoon avido e avido solo di accrescere la sua ricchezza poteva sottovalutare il peso che in politica – anche in quella internazionale – esercita un favorevole sentiment dell’opinione pubblica estera. Il risultato è che con Trump è montato all’inverosimile l’antiamericanismo, trascinando con sé l’antioccidentalismo che dalla vittoria sul nazismo in poi si è saldato con esso.
A che punto sia arrivata l’onda dell’antioccidentalismo che da tempo batte sui presìdi della cultura democratica dell’America e, non meno, dell’Europa è ben evidenziato dall’ultima uscita di Greta Thunberg. La fervida promotrice della contestazione permanente contro ogni azione dei governi occidentali - colpevoli, a suo dire, di ferire sistematicamente i valori dell’ambiente e dell’inclusione - ha infine gettato la maschera della retorica. Con la schiettezza propria della sua età, ha dato voce a quel sentimento inespresso, ma radicato, che nutre i campioni della cultura anti-occidentale.
Interrogata dall’Iran International, un media della dissidenza iraniana, su cosa pensasse dei massacri di concittadini perpetrati dagli ayatollah, si è rifiutata di commentare: «Greta sull’Iran ha scelto di rimanere in silenzio». Altro che Flotilla, altro che piazze infuocate. Sull’Iran Greta s’è limitata a invocare Let Iran breathe (Lasciate che l’Iran respiri). L’offende, non che gli oppositori finiscano sulla forca, ma che gli iraniani non subiscano l’inquinamento dei missili americani e israeliani.
Secondo questa visione distorta, il «delitto» è una categoria politica riservata esclusivamente all'Occidente democratico, agli Usa e a Israele in primis. La repressione delle minoranze, la persecuzione del dissenso, le infrazioni della legalità internazionale, non parliamo poi delle aggressioni militari, sembrano esistere solo se battono la bandiera di una democrazia liberale. Solo in quel caso scattano i flash mob, i cortei e gli scioperi. Sono proteste sacrosante animate - non c’è da dubitare - da sinceri, cristianissimi sentimenti umanitari di solidarietà con «i dannati della terra», con i profughi da terre martoriate da guerre civili, piagate per lo più da un’endemica povertà.
È vero, mala tempora currunt! Repressioni di popoli e di minoranze, incarcerazioni di massa degli oppositori, persecuzioni omicidiarie di avversari politici, censure autoritarie di tutte le libertà - civili, sociali e politiche – sono diventate ingredienti normali del menu politico internazionale. Tutto ciò, di norma non suscita scandalo e tantomeno movimenti di protesta. Perché si gridi all’orrore, è necessario che l’azione immorale porti la firma di un Paese democratico. I numeri parlano chiaro nella contabilità del dolore selettivo.
Perdono la vita sotto un bombardamento israeliano 120 bambini libanesi? Scandalo. 40.000 bambini palestinesi sono sotterrati con le loro famiglie dal crollo degli edifici bombardati dall’aviazione israeliana? Scandalo.
Diversamente. Civili inermi, tra cui spesso bambini, perdono la vita ormai ininterrottamente da quattro anni per mano della Russia di Putin? Silenzio. 45.000 civili imbelli, colpevoli di animare cortei di protesta sono impiccati dal governo tagliagole degli ayatollah? Una scrollatina di spalle, come ha fatto appunto l’icona del pacifismo occidentale Greta Thunberg. Un autocrate (Putin) animato da un disegno imperialista aggredisce uno Stato sovrano (l’Ucraina) sottoponendolo ad una strage di civili e ad una distruzione sistematica delle sue infrastrutture? Una generica lamentela per i costi dell'energia derivatine. Il Consiglio economico e sociale dell’Onu inserisce l’Iran, notoriamente rigoroso nel rispetto dei diritti umani e fervido sostenitore della pace (tre impiccati, doverosamente in pubblico, alla settimana da anni e sostegno al terrorismo internazionale) nel Comitato per la programmazione e il coordinamento, l’organo che detta la linea dei diritti umani, delle donne, del disarmo e della prevenzione del terrorismo? Silenzio. Strabismo morale. Politica dei due pesi e due misure.
Un sincero democratico ha il dovere morale di denunciare le derive autoritarie e le violazioni del diritto, a maggior ragione se avvengono all'interno del proprio sistema: ne va della sua stessa salvaguardia. Tuttavia, se lo stesso sguardo si chiude ermeticamente davanti ai crimini su cui si reggono regimi autoritari, sorge un dubbio atroce. Forse, a questi paladini della giustizia, non importa davvero della salute della democrazia. Sarà pure "la peggiore forma di governo”, ma pur sempre – ammoniva Churchill - “eccezion fatta per tutte le altre". Vien da chiedersi allora se il loro obiettivo non sia tanto la difesa dell'umanità quanto il progressivo smantellamento dell'unico sistema che permette loro di manifestare liberamente il proprio disprezzo.
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