L’Italia dei «sonnambuli» si è svegliata? Ce lo siamo chiesti tutti dopo le manifestazioni degli ultimi giorni. Per anni silenziose, simili a uno scenario alla De Chirico, le piazze italiane sono tornate a riempirsi. E, soprattutto, sono tornate a popolarsi anche di volti giovani. Quasi inevitabilmente, i commentatori hanno scomodato analogie storiche. Molti hanno invitato a vedere nella mobilitazione per Gaza qualcosa di simile alle proteste contro la guerra del Vietnam, che prepararono il terreno all’esplosione della contestazione studentesca del 1968. Altri si sono invece limitati a riconoscere nelle piazze l’eterna replica dei rituali della «vecchia» sinistra radicale.
Entrambe le interpretazioni rischiano però di non cogliere ciò che c’è di nuovo. Più che essere figlia di un Novecento più o meno nobile, la mobilitazione degli ultimi giorni ha riprodotto il medesimo schema di altre forme di protesta relativamente «spontanee» e «disintermediate», come lo sono state, sia pure in modo diverso, quelle degli Indignados spagnoli, di Black Lives Matter negli Stati Uniti o dei gilets jaunes in Francia. Le novità riguardano soprattutto l’innesco della protesta e la forma che essa ha assunto.




