Opinioni

Un passaggio di testimone in continuità di valori

Nel mondo dell’informazione sono cambiati i linguaggi, le tecnologie, le abitudini dei lettori; sono cresciute le velocità, le pressioni, le fragilità. Ma una cosa è rimasta immutata: il bisogno di un’informazione credibile, verificata, responsabile
Nunzia Vallini

Nunzia Vallini

Direttrice editoriale

Nunzia Vallini
Nunzia Vallini

Il primo ottobre (San Remigio) di undici anni fa, assumendo la direzione del Giornale di Brescia, scrissi di sentirmi come una «remigina» al primo giorno di scuola: con emozione, entusiasmo e consapevole peso di una cartella piena di responsabilità, progetti, idee, speranze. Domani, primo luglio, apro quella stessa cartella per l’ultima volta. E dentro ritrovo molto di ciò che avevo immaginato, assieme a tanto altro che non avrei potuto prevedere.

In questi anni il mondo dell’informazione ha continuato a cambiare con una rapidità persino superiore a quella che riuscivamo ad intuire allora. Sono cambiati i linguaggi, le tecnologie, le abitudini dei lettori; sono cresciute le velocità, le pressioni, le fragilità. Ma una cosa è rimasta immutata. Anzi, forse addirittura accresciuta: il bisogno di un’informazione credibile, verificata, responsabile. Capace non solo di «far sapere» ma soprattutto di «far comprendere». Il bisogno di una casa comune nella quale una comunità può riconoscersi, discutere, confrontarsi, comprendere se stessa e crescere.

Per questo il Giornale di Brescia continua ad essere molto più di un quotidiano. E non solo perché è affiancato da una televisione, una radio e una articolata piattaforma digitale. È una voce collettiva, un luogo di confronto, un presidio civile. È il racconto quotidiano di una terra straordinaria, operosa e inquieta, generosa e competitiva, capace di affrontare crisi e ripartenze senza perdere la propria identità. Anzi, rafforzandola.

Lascio oggi la direzione responsabile con gratitudine profonda. Verso l’Editore, che mi ha accordato fiducia e autonomia. Verso i colleghi della redazione, della tipografia, dell’amministrazione, della distribuzione, della concessionaria di pubblicità e del marketing, della radio, della televisione, del web: ciascuno ha contribuito, ogni giorno, a costruire un giornale capace di affrontare le sfide della multimedialità senza smarrire la propria anima. Il mio grazie di cuore va anche ai lettori e ai telespettatori: severi quando necessario, talvolta persino affettuosi, comunque sempre attenti e presenti.

In questi anni abbiamo raccontato fatti dolorosi e pagine luminose, paure collettive e straordinarie prove di solidarietà. Abbiamo attraversato una pandemia che ha cambiato il nostro modo di vivere e di lavorare dopo aver generato quel fenomeno collettivo chiamato AiutiAmoBrescia che racconta quanto, insieme, sappiamo fare, dare ed essere. Con il Giornale – e i suoi 80 anni di storia – a fare da perno. In questo decennio abbiamo visto trasformarsi il territorio, le imprese, la politica, la scuola, le famiglie. E abbiamo cercato di raccontarlo senza cedere né alla superficialità né al cinismo, rifuggendo a strumentalizzazioni e sterili provocazioni per custodire il valore delle parole, la responsabilità del loro peso e soprattutto il rispetto delle persone. Aprendo il diario pluridecennale custodito nella cartella leggo tracce di tante soddisfazioni e di qualche amarezza, come è normale che sia.

Ora si apre una nuova fase. Alla guida del Giornale di Brescia c’è Giorgio Bardaglio, collega con il quale ho condiviso le più importanti scelte editoriali degli ultimi anni, progetti organizzativi, visioni e responsabilità. È un passaggio di testimone nel segno della continuità che, oggi più che mai, rappresenta un valore. Continuerò ad affiancare lui, la redazione e l’Azienda con il nuovo ruolo che mi è stato assegnato, quello di direttrice editoriale, meno operativo e più strategico. Ecco perché questo passaggio non ha il sapore del distacco. Anzi. Cambiano i ruoli, cambiano le responsabilità, ma non cambiano il legame, la riconoscenza, l’amore per questo mestiere, per queste testate che sono e sono state la mia seconda casa (iniziai la professione giornalistica poco più che ragazzina proprio al Giornale di Brescia negli anni Ottanta) e per questa comunità che merita rispetto e rinnovata dedizione.

Undici anni fa, nel mio diario di «remigina», annotai alcune parole: più ascolto, più dialogo, più storie, più comunità. Credo siano ancora le parole giuste. Con quel «più» che indica la doverosa, continua e inarrestabile ricerca di migliorare e migliorarsi ogni giorno. Perché cambiano gli strumenti, cambiano le piattaforme, cambiano persino i tempi della lettura. Ma il giornalismo resta, prima di tutto, un atto di responsabilità e di servizio. E il Giornale di Brescia continuerà ad esserlo: casa, cuore e voce dei suoi lettori.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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