«Magnifica humanitas»: è il titolo che ispira slancio positivo della prima enciclica di papa Leone XIV. Il documento sarà presentato lunedì 25 maggio, ma porta la data del 15 maggio, la stessa che 135 anni fa segnava l’uscita della «Rerum novarum» di Leone XIII. Una coincidenza fortemente voluta.
Se nel 1891 il pontefice aveva posto al centro la questione sociale che stava trasformando il mondo industriale, oggi il focus si sposta sulla questione tecnologica, che sta ridefinendo la vita quotidiana. Leone XIV la affronta in continuità con quella tradizione, a partire da un nodo comune: la «sottomissione della maggioranza al potere dei pochi».
Non è una novità l’attenzione della Santa Sede verso la rivoluzione digitale. La Chiesa cattolica ha più volte elaborato riflessioni e linee di indirizzo sul tema, anche attraverso iniziative condivise con il mondo tecnico-scientifico. Nel 2020 è stato presentato il Rome Call for AI Ethics, documento di intesa tra religioni e aziende tecnologiche. Papa Francesco ha portato il tema anche ai grandi della Terra in occasione del G7, contribuendo a inserirlo nell’agenda globale.
La nuova enciclica rappresenta però un cambio di passo. Papa Prevost, americano e proveniente da un contesto segnato dal liberismo capitalistico, è agostiniano e richiama la tradizione di sant’Agostino nel rapporto tra fede e ragione: «Credo per comprendere, comprendo per credere».
È anche matematico e ha sottolineato il «straordinario potenziale di beneficio per la famiglia umana» del progresso tecnologico, insieme agli «inquietanti interrogativi» che esso solleva. Il testo si presenta come un contributo di ampio respiro su innovazioni «promettenti e ambivalenti», rivolto non solo ai credenti ma a una società globale.
L’enciclica affronta questioni di natura antropologica, etica e sociale, con l’obiettivo indicato dal cardinale Michael Czerny di «costruire uno sviluppo umano integrale». Czerny sarà presente alla presentazione del documento.

Nei giorni precedenti è stata annunciata anche una commissione pontificia dedicata allo studio delle «recenti accelerazioni sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei suoi potenziali effetti sull’essere umano e sull’umanità nel suo insieme».
Il tema riguarda direttamente la vita quotidiana. In Italia è stata avviata presso il Tribunale di Milano la prima class action promossa dal Movimento italiano dei genitori contro le piattaforme social di Meta e TikTok, dopo il suicidio di una ragazza piemontese di 14 anni.
Al centro della contestazione ci sono i meccanismi di dipendenza digitale che colpiscono i minori e i soggetti più fragili, considerati oggi ancora più incisivi con l’integrazione dell’intelligenza artificiale. Una causa simile era già stata intentata negli Stati Uniti, a Los Angeles, da una ventenne, con esito favorevole per la ricorrente.
Le piattaforme sostengono di avere già adottato misure di tutela, ma il dibattito resta aperto.
La questione si estende anche alla competizione tra le grandi aziende tecnologiche. La causa miliardaria tra Elon Musk e Sam Altman su OpenAI ha riacceso il dibattito sul controllo delle tecnologie di intelligenza artificiale e sulla loro natura economica.
La giuria di Oakland ha giudicato l’azione «troppo tardiva», sottolineando di fatto come lo sviluppo del settore abbia già superato alcune possibilità di intervento giuridico tradizionale.
Secondo il filosofo Luciano Floridi, che ha descritto il mondo contemporaneo come «Infosfera» e la vita quotidiana come «Onlife», la sfida è costruire strumenti di orientamento in un contesto in rapida evoluzione. In un suo recente lavoro parla della necessità di «costruire una zattera» per attraversare il «mare dell’AI».
Il dibattito coinvolge modelli economici, equilibri politici e sistemi di regolazione. L’Unione europea ha avviato un percorso di governance attraverso il cosiddetto Digital omnibus, con l’obiettivo di armonizzare norme e innovazione. La tecnologia non è neutrale, perché incide su sistemi sociali ed economici, ma al tempo stesso evolve con dinamiche proprie difficili da contenere. Il punto resta aperto: quanto e come regolamentare un processo che si sviluppa su scala globale. Il quadro che emerge rimanda a una riflessione ampia su una possibile «Magnifica humanitas», tra sviluppo tecnologico, diritti e responsabilità collettiva.




