Opinioni

Gli ottant’anni della Repubblica, al bivio tra eredità e domani

Quello che viene dopo è vitalmente agganciato al suo porgersi, ora e domani
Le Frecce tricolori a Roma - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Le Frecce tricolori a Roma - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ottanta anni di vita della Repubblica, sorta sulle macerie della guerra mondiale. Cosa abbiamo costruito, tenendo unito il Paese nonostante le aspre contrapposizioni. Da dove veniamo, interpretando le diverse stagioni che si sono susseguite sulla scena nazionale ed internazionale. Come intendiamo muovere, per assumere o dismettere il lascito ricevuto in eredità.

La festa del 2 giugno è stata una preziosa occasione per una commemorazione spalancata sul futuro prossimo venturo. Per questo sono affiorate le divisioni sulle modalità di interpretazione, che suonano lontananze strutturate sul che fare, concretamente, in vista della riscrittura delle regole delle numerose partite aperte e dei conseguenti approdi di sistema.

C’è chi la festa, in quanto tale, vorrebbe cancellarla. Proprio perché ritiene che il suo vissuto abbia prodotto un contesto che non avverte condiviso, anzi divisivo rispetto all’impalcatura istituzionale che si intende perseguire. Ottanta anni come un tempo lungo che ha consumato, nei passaggi che si sono susseguiti, le ragioni del suo essere motore di storia condivisa. Ecco, la condivisione. Nelle commemorazioni istituzionali si è posto l’accento sulla capacità e la volontà di crescere insieme, nonostante gli scontri politici. Anzi, proprio facendo delle ricorrenti contrapposizioni occasioni di crescita comune.

Oggi permane una simile volontà? L’esperienza del lungo governo Meloni, che ha l’obiettivo di passarsi la mano nel dopo, costituito dal passaggio delle elezioni politiche generali – con quale legge elettorale? – e dalla costruzione della scacchiera per la scelta del successore del presidente Sergio Mattarella, è l’attualità che muove le mosse dei diversi soggetti in campo. Gli ottanta anni della Repubblica si vivono così in ragione di quanto si intende costruire quale avvenire, che data nell’oggi.

Il fatto che i diversi soggetti partitici siano in movimento, nella loro dimensione interna e nella articolazione delle coalizioni intenzionate a giocare la partita della governabilità, complica ulteriormente le cose: chi mescola e distribuisce le carte? Quanti pacchetti vengono confezionati dai variegati giocatori? Non c’è da scegliere tra Monarchia o Repubblica, ma sicuramente tra quale democrazia si intende attuare. E lo sconfitto non sarà un soggetto che lascia volontariamente il campo libero al vincitore. Anzi, ne contesterà il risultato. Quantomeno invocando un pareggio, che richiede un puntuto supplemento di verifiche.

Forse siamo stanchi di sentire ripetere che ogni passaggio è decisivo, per poi constatare che incalza subito il prossimo, però stavolta l’ottantesimo della Repubblica appare uno snodo problematicamente eludibile. Quello che viene dopo è vitalmente agganciato al suo porgersi, ora e domani. Un porgersi che è condizionato dal livello di comunicazione che ciascun protagonista riuscirà ad elaborare, per montare la bontà delle proprie ragioni e inculcare la pericolosità delle altrui impostazioni. A noi scegliere tra ciò che è buono e quanto è strumentale. E agire di conseguenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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