Opinioni

Una nuova America alle elezioni di midterm: religioni e tecnica

La travolgente vittoria dei democratici è una risposta politica ma anche religiosa, nel senso della inclusiva «religione civile» americana rispetto alla quale Trump è stato un presidente ateo
Massimo Faggioli

Massimo Faggioli

Editorialista

Festeggiamenti per la vittoria di Gina Hinojosa in Texas - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Festeggiamenti per la vittoria di Gina Hinojosa in Texas - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La travolgente vittoria dei democratici alle elezioni di medio termine rappresenta uno stop al trumpismo: è una risposta politica ma anche una risposta religiosa, nel senso della inclusiva «religione civile» americana rispetto alla quale Trump è stato un presidente ateo. È una seconda risposta religiosa, dopo quella, indiretta e in parte inconsapevole, rappresentata dall’elezione di Leone XIV, il primo papa dagli Usa un anno e mezzo fa. La vox populi mette fine al messianismo trumpiano, finora in grado di ribaltare pronostici e di sopravvivere a quasi tutto. Un fatto importante – non scontato, visti i precedenti – è la promessa di Trump di rispettare l’esito delle elezioni.

I risultati in Texas, Georgia, Kansas, Ohio, South Carolina, Michigan, Iowa portano alla ribalta un’America nuova dal punto di vista generational, etnico, e religioso. La difesa della democrazia americana viene da forze nuove (l’Islam americano, la prima donna di colore e la prima donna «native» governatrici) e da energie rinnovate (il nuovo ebraismo liberal critico verso Israele, il protestantesimo classico non evangelicale). È anche una rivincita della «sinistra cristiana» o della «sinistra religiosa» che ha beneficiato della messa in secondo piano delle questioni identitarie del «woke», anche grazie alla questione principe di queste elezioni, il caro vita.

Questa disfatta apre all’interno del partito repubblicano una resa dei conti che anticipa di molto la sfida per la candidatura alle presidenziali del 2028. Resta da vedere se il Gop tornerà ad essere un partito politico, quali componenti ideologiche e sociali si imporranno, e come verranno gestiti gli ultimi due anni della presidenza: se vi sarà una specie di amnistia preventiva in cambio di un ritiro in buon ordine, oppure se si aprirà una resa dei conti. Dal punto di vista degli assetti di sistema, non è chiaro se la sconfitta del trumpismo significa anche una denuncia del patto sottoscritto ai tempi di Reagan, quasi cinquanta anni fa, tra conservatorismo politico-religioso e liberismo mercatista.

Per l’Europa con queste elezioni cambia qualcosa, ma non tutto; meglio non illudersi che la nuova America verrà in aiuto del vecchio continente come una volta. Non è questa l’idea transatlantica di America che anima, solo per fare un esempio, il nuovo senatore del Michigan, Abdul El-Sayed, per il quale la questione israelo-palestinese è molto più importante di quella europea.

Nel futuro dell’America, questione politica e questione religiosa si intrecciano. La vecchia «destra religiosa» imperniata su morale sessuale e aborto non controlla più la narrazione. La vera questione divisiva, all’interno di ogni chiesa e religione (cristianesimo, ebraismo, Islam e induismo americani), è quella dell’immigrazione. Le politiche draconiane sull’immigrazione dell’amministrazione Trump hanno abbassato l’asticella della presentabilità dei cristiani sulla scena pubblica: ma la questione immigrazione continuerà a occupare lo spazio politico e morale.

In queste elezioni di medio termine, il cattolico più in vista è stato paradossalmente papa Leone XIV, sovrano dello Stato Città del Vaticano, che ha votato per posta in Illinois. Pochi i politici cattolici di rilievo: l’uscita di scena di Biden chiude un’era che si era aperta con i Kennedy negli anni Sessanta. Tra gli elettori cattolici pare che in questa tornata vi sia stato, rispetto al 2024, un sensibile spostamento verso i democratici.

Il neo-cattolicesimo politicamente militante in America è ideologicamente cruciale per il discorso della destra nazionalista, ed è in ritirata a sinistra: molto più attivo nel sociale che al Congresso o nei parlamenti degli Stati. Il discorso religioso sulla fede nell’America oggi viene più dal Vaticano (per esempio, nel discorso del papa del 3 luglio) che dai politici cattolici americani. Vedremo se l’effetto Leone XIV sarà sufficiente a redimere il cattolicesimo conservatore da quasi mezzo secolo di reaganismo e poi di trumpismo.

Poi c’è la nuova religione a sé, quella che veramente controlla e regola la vita quotidiana degli americani (e non solo), ovvero la religione della tecnica che promette una salvezza post-umanista. Quello in atto è un tentativo di riscrivere radicalmente il contratto sociale in senso tecno-nichilista, che in personaggi come Musk esprime non solo un rifiuto di ogni idea di responsabilità sociale ma anche ideologie di gerarchia razziale: è la religione del si salvi chi può.

Per salvare la democrazia americana non è sufficiente liberarsi di Trump e della camarilla che era diventato il Partito repubblicano. Il vero centro di potere è Silicon Valley, Elon Musk e il muskismo che hanno penetrato e assoggettato il sistema America – diritto, economia, finanza, industria civile e militare. La tecnica ha già in buona sostanza sostituito la politica. Resta da vedere se queste elezioni sono la vittoria di un partito oppure della politica. Il modo in cui l’America post-Trump gestirà il rapporto tra politica e tecnica avrà effetti in tutto il mondo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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