Opinioni

Musk contro Altman, veleni milionari all’ombra di OpenAI

Si preannuncia una causa show quella che vede il patron di Tesla e SpaceX contestare all’ex socio il tradimento dell’originaria mission di ChatGpt e chiedere 150 miliardi.
Claudio Baroni

Claudio Baroni

Editorialista

Intelligenza artificiale, adottata soprattutto nelle grandi aziende
Intelligenza artificiale, adottata soprattutto nelle grandi aziende

Non vogliono sentir parlare di leggi ma poi finiscono in tribunale. Vedono le norme come bestemmie - per Peter Thiel sono addirittura opere dell’Anticristo - e poi avviano cause miliardarie. L’ennesima eterogenesi dei fini nell’universo delle nuove tecnologie. L’ultima puntata, poi, ha dell’incredibile: il multimiliardario Elon Musk accusa Samuel Altman di aver trasformato OpenAi in una macchina per fare affari, di puntare alla quotazione in Borsa invece che al «benessere dell’umanità». Da che pulpito... Ma la questione, ovviamente, è assai più complicata di come appare e di come viene raccontata.

Quello da poco avviato alla Corte di Oakland, San Francisco, è uno dei processi che segneranno una svolta nella parabola della Silicon Valley. Esattamente come quello che è da poco terminato a Los Angeles, intentato da una giovane donna che si è vista dare ragione e che quindi avrà un rimborso milionario (tre milioni di dollari la cifra che si sta decidendo) dalla Meta di Mark Zuckerberg per i danni psicologici subiti. I giudici le hanno dato ragione: l’algoritmo di YouTube è davvero architettato per creare dipendenza, soprattutto se attira nella sua trappola adolescenti fragili.

Secondo molti, la sentenza avrà nel tempo lo stesso effetto che hanno avuto i rimborsi miliardari che le company del tabacco sono state costrette a sborsare negli anni Ottanta-Novanta, fino alla stretta definitiva e irreversibile contro sigarette e fumo. Così come grande attesa c’è per l’esito della diatriba che vede contrapposti Anthropic e il Pentagono. L’Amministrazione Usa ha posto il veto sulla company dell’intelligenza artificiale dopo che Dario Amodei aveva protestato per l’uso da parte del Pentagono della sua piattaforma Claude nelle operazioni militari prima in Venezuela e poi nell’attacco all’Iran. Questione dirimente: può il titolare di una piattaforma di intelligenza artificiale porre condizioni, dovute alla propria policy interna, e limiti al suo uso? Insomma, le leggi servono.

Questione solo in parte diversa quella sollevata dal patron di Tesla contro il magnate di ChatGpt, ma simile effetto devastante all’orizzonte. Le ragioni della causa miliardaria non suscitano particolari sorprese: si tratta di una lite fra ex soci. Sì, perché OpenAi è nata proprio da un’alleanza stipulata fra Elon Musk e Samuel Altman nel 2015, e secondo una narrativa che tanto piace dalle parti di Silicon Valley, da una mail che Altman inviò a Musk, proponendogli una sorta di «Manhattan projet» per l’intelligenza artificiale, cioè una chiamata a raccolta delle menti migliori per sviluppare la nuova «bomba atomica» che avrebbe dominato il mondo. Si dice che bastò una giornata per stipulare l’accordo. Ma non durò, Musk aveva altri obiettivi, e sulle divisioni fra i due sono fiorite ampie narrazioni, compresa quella che li vede contrapposti nei confronti di Trump.

Ora si arriva al processo e nove giurati, presieduti dal giudice Yvonne Gonzales Rogers, dovranno dire chi ha ragione. Il dibattimento vedrà sfilare, nell’arco di sette o otto settimane, alcuni big del settore: Satya Nadella presidente di Microsoft, Mira Murato ex chief technology officier di Open Ai, e Shivon Zilis già dipendente di Musk e madre di quattro dei suoi figli. C’è già chi si attende qualche udienza-show. Musk chiede a Altman un risarcimento di 150 miliardi di dollari accusandolo di avere tradito la «missione originale» di OpenAi, che era nata come organizzazione non-profit, orientata al «beneficio dell’umanità». Altman replica che senza capitali sarebbe stato impossibile sviluppate l’intelligenza artificiale di ChatGpt. E aggiunge che lo stesso Musk aveva iniziato questa operazione più orientata agli affari che alla «beneficenza».

Musk accusa Altman di aver di fatto messo ChatGpt nelle mani di Microsoft creando una posizione dominante, violando così un’altra clausola dell’accordo iniziale, quella di non accentramento del potere, e di aver reso OpenAI «proprietaria e chiusa», Altman replica che la chiusura è indispensabile se si vuole tutelare la sicurezza. Musk dà del «venduto» a Altman, che ha buon gioco a ribaltare le accuse contro l’uomo che ha fatto del monopolio e degli affari la ragione della sua vita. Se si chiede a ChatGpt chi ha più chance di vincere, risponde che «al momento Sam Altman e OpenAi sembrano avere un leggero vantaggio su Elon Musk. Ma non è una partita chiusa». Al centro della contesa non ci sono tanto i 150 miliardi che Musk pretende, ma il futuro del controllo delle piattaforme dell’IA. Anthropic e la cinese DeepSeek sarebbero già pronte ad approfittare dello stop a OpenAi. Sull’intelligenza artificiale e il suo futuro anche in Europa c’è chi sostiene che una via meno legata ad affari e monopoli sia possibile e preferibile: il fisico premio Nobel Giorgio Parisi indica una sorta di Cern, come quello di Ginevra, come soluzione ideale. Ma intanto, siamo sicuri che siano meglio tanti processi piuttosto che una buona legge?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoDa Canella Moto, lo stile scende in strada con l’abbigliamento casualDa Canella Moto, lo stile scende in strada con l’abbigliamento casual

Il negozio specializzato implementa l’assortimento di un settore in forte crescita, che unisce protezione e design tra influenze urbane e richiami vintage

Il libro «L'intelligenza artificiale di Pinocchio» in edicola con il GdBIl libro «L'intelligenza artificiale di Pinocchio» in edicola con il GdB

Una riflessione su apprendimento, chatbot e autonomia del pensiero nell’era digitale

SCOPRI DI PIÙ
«Birrifici artigianali bresciani»: la guida in edicola con il GdB«Birrifici artigianali bresciani»: la guida in edicola con il GdB

Il volume che racconta storia, tecnica e gusto delle birre del nostro territorio

SCOPRI DI PIÙ