Opinioni

C’era una volta il muro contro Alternative für Deutschland

L’elezione di esponenti dell’AfD ai vertici del Parlamento regionale della Sassonia-Anhalt alimenta le divisioni nella CDU e riapre il dibattito sull’isolamento del partito
Gherardo Ugolini

Gherardo Ugolini

Editorialista

Ulrich Siegmund si congratula con il deputato di Alternative für Deutschland Tobias Rausch - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ulrich Siegmund si congratula con il deputato di Alternative für Deutschland Tobias Rausch - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La battuta in Germania è sulla bocca di tutti: dopo il muro di Berlino, caduto il 9 novembre 1989, anche il «muro di fuoco», la cosiddetta Brandmauer, ossia la barriera eretta da tutti i partiti per isolare l’AfD evitando ogni forma di intesa e collaborazione, sta andando in frantumi. Non si tratta di un crollo fragoroso e inaspettato come quello che portò alla riunificazione dei due stati tedeschi, ma di un processo lento di logoramento, con lo staccarsi continuo di calcinacci e l’apertura di crepe, fino al momento in cui ci si rende conto che quel muro non c’è più, che l’AfD è completamente sdoganata e può essere trattata come un interlocutore pari agli altri. Non siamo ancora a questo punto, e neppure è detto che davvero ci si arrivi, ma la strada sembra condurre inesorabilmente proprio a quel risultato.

A destare clamore è quanto accaduto nei giorni scorsi a Magdeburgo, capitale del piccolo Land Sassonia-Anhalt, divenuto simbolo dell’ascesa elettorale dell’estrema destra, arrivata nelle elezioni locali dello scorso 6 settembre al risultato strabiliante del 44%. Un mese dopo il voto il nuovo parlamento regionale si è riunito per nominare presidenze e vicepresidenze, e c’era molta attesa per come sarebbero andate le cose. I voti dei 39 parlamentari di AfD sulla carta non erano sufficienti a garantire l’elezione alla presidenza del loro candidato, il giovane imprenditore immobiliare Tobias Rausch, e se tutti gli altri partiti si fossero accordati su un nome alternativo, avrebbero potuto impedirlo.

Ma non si è raggiunto alcun accordo e così, nel segreto dell’urna, Rausch ha avuto la maggioranza, sommando ai voti di AfD quelli «dichiarati» dell’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) e altri 4 voti anonimi provenienti con ogni verosimiglianza dalle file della CDU (che aveva deciso di astenersi). Col medesimo meccanismo è stato eletto vicepresidente Hans-Thomas Tillschneider, fondatore della frangia più oltranzista del partito, la Patriotische Plattform («piattaforma patriottica»), nonché ispiratore del programma elettorale che è valso la vittoria elettorale e che prevede tra l’altro di ridimensionare la centralità della memoria del nazismo nello studio della storia a scuola.

Come è stato possibile che esponenti di forze politiche democratiche abbiano contribuito all’elezione di tali personaggi? E si può davvero affermare che questo episodio ha sancito il crollo del cordone sanitario anti AfD? Il cancelliere Merz ha preferito minimizzare l’accaduto e ha parlato di un incidente ovvero di una manovra costruita ad arte per incastrare il suo partito. In realtà all’interno della CDU è in corso da tempo un dibattito sotterraneo su come rapportarsi con l’estrema destra, e nel recente passato è già accaduto che CDU e AfD si siano trovate a convergere in votazioni parlamentari a livello nazionale e soprattutto locale.

Soltanto due settimane fa, per esempio, ha fatto scandalo la mozione presentata congiuntamente da CDU e AfD nel consiglio comunale di Heidenau, cittadina sassone nei pressi di Dresda, per vietare nuove pietre d’inciampo a ricordo degli ebrei deportati. I segnali dello sgretolamento, dunque, sono molteplici e aumenta il numero di chi sostiene che la politica del muro non è servita ad arginare l’ascesa della destra estrema che anzi trae linfa dall’isolamento che le consente di presentarsi come sola contro tutti. E quando un partito arriva al 44%, si commenta, come si può pensare di non coinvolgerlo nelle dinamiche istituzionali, come appunto la presidenza di parlamenti regionali?

I sondaggi non aiutano, visto che registrano a livello nazionale un tracollo della CDU al 18%, contro il 30% dell’AfD. E ben presto non mancheranno altri banchi di prova, ancor più significativi, per verificare quanto della Brandmauer resta ancora in piedi. Sempre a Magdeburgo il leader dell’AfD Ulrich Siegmund proverà a varare il primo governo regionale di destra estrema. Non avendo la maggioranza assoluta in parlamento dovrà contare su aiuti esterni e vedremo se e da dove arriveranno.

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