Opinioni

Meloni tra Forza Italia e la tentazione Vannacci

Per la famiglia Berlusconi «sdoganare» Vannacci non è la stessa cosa che fece il Cavaliere con un Fini già ben lontano dalle nostalgie missine: il generale va persino oltre le posizioni del vecchio Msi
Luca Tentoni

Luca Tentoni

Editorialista

Marina Berlusconi, Giorgia Meloni e Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Marina Berlusconi, Giorgia Meloni e Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Se per Matteo Salvini il problema principale (non parlando degli avversari interni alla Lega, che sono sempre più forti) è Roberto Vannacci e se per Giorgia Meloni il dilemma è se approvare questa legge elettorale col rischio di snaturare la coalizione o perdere (o entrambe le cose) oppure andare con la proporzionale e fare i conti dopo il voto, il punto centrale dell’attuale fase politica è il contrasto fra il generale e la leader «ombra» di Forza Italia.

Se c’è una cosa sulla quale Vannacci è stato sempre molto chiaro è il posizionamento programmatico per un raggruppamento elettorale nel quale Fn possa entrare: antieuropeista, filorusso, drastico sugli immigrati e criticissimo su alcuni dei diritti civili che interessano invece a Forza Italia. Insomma, per far parte del futuro polo di destra Vannacci vuole che la connotazione dell’alleanza sia davvero tale, non lasciando spazio ai centristi e alle loro idee.

La Berlusconi e gli azzurri sono ben consapevoli che la loro convivenza con i neri di Fn non è impraticabile, ma impossibile (peraltro, con Azione fuori dai poli, potrebbe verificarsi un travaso di voti da Forza Italia al partito di Calenda, se il generale entrasse in coalizione).

Invece di passare le giornate a soppesare i sondaggi di Lega e Futuro nazionale per vedere chi sorpassa chi, dovremmo occuparci di qualcosa di più serio e sostanzioso. Ovvero: se Vannacci va verso il 10% la Meloni deve accoglierlo, rischiando di perdere Forza Italia (un gioco quasi a somma zero) oppure deve rinunciare alla riforma elettorale (adesso deve farla approvare per una questione di puntiglio, ma poi chi vivrà vedrà).

Per la famiglia Berlusconi «sdoganare» Vannacci non è la stessa cosa che fece il Cavaliere con un Fini già ben lontano dalle nostalgie missine: il generale va persino oltre le posizioni del vecchio Msi. Gli azzurri hanno accettato, nel 2018, di non essere più il primo partito della coalizione, lasciando prima il passo alla Lega e oggi a Fratelli d’Italia, ma la coalizione era sempre la stessa, anche se più sbilanciata a destra; anzi, la Meloni ha provato a spostarsi verso il centro, nonostante il continuo accento sulle vecchie parole d’ordine.

Infine, oggi c’è un certo equilibrio: premier di destra (non più estrema), vicepremier azzurro di centro, altro vicepremier di destra (ma sempre più indebolito e incalzato all’interno del Carroccio, oltre che scavalcato all’estrema da Vannacci). Già oggi i mass media di centrodestra non riservano tante cortesie al generale, anche perché non è in coalizione; ma se vi entrasse, siamo sicuri che sposerebbero la svolta verso l’ultradestra?

In altre parole, alla Meloni scambiare Forza Italia con Futuro nazionale conviene, in termini di saldo elettorale e di immagine? A Palazzo Chigi si riflette, ma il tempo è poco perché ogni soluzione comporta dei rischi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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