Opinioni

Il generale e la sfida alla destra di governo

Il problema politico è questo: e se Vannacci fosse indispensabile nella prossima legislatura per far conquistare a Giorgia Meloni il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale?
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Il generale Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il generale Roberto Vannacci - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Non è difficile capire per quale ragione il generale Vannacci e i suoi camerati stiano avendo - sondaggi alla mano - un veloce successo nel consenso elettorale che li ha già portati a scavalcare la Lega, il partito che ha fatto incautamente da vettore al generale del «Mondo al contrario».

Il perché di questa crescita era efficacemente rappresentato da quanto abbiamo visto alla Camera martedì scorso durante il dibattito sul «piano casa» del Governo. Cosa dicevano i «vannacciani» o «futuristi»? Una cosa semplicissima: diamo le case prima agli italiani che ne hanno bisogno e non agli arabi o ai neri, punto. «Sui campanelli delle case popolari ormai non leggiamo più Giuseppe o Maria, ma Omar e Mahamoud» ha esemplificato il deputato Sasso, già leghista.

Come ci si può illudere che un messaggio così diretto non abbia successo, non perfori il muro dell’astensionismo scettico e deluso e arrivi come un fulmine nelle case delle periferie urbane dove gli ultimi e i penultimi della scala sociale sono in perenne conflitto tra loro?

In tempi grami di incertezza e crescente indigenza, di paura del presente prima ancora che del futuro, chi dice «Prima gli Italiani» non può che vincere la sua battaglia. E il vero destinatario dell’offensiva futurista non è tanto la sinistra con il suo «buonismo», le sue parole d’ordine sull’«inclusività» e l’«accoglienza», le sue proteste scandalizzate per le parole usate alla Camera dai futuristi tacciati di razzismo: questo è scontato. La vera preda è la destra di governo.

Lo diceva già il primo slogan di Vannacci: io rappresento «la vera destra», come a dire che quella al governo è la destra «poltronista» come si diceva in antico, quella che si accontenta del potere e non adempie alle sue promesse a difesa degli Italiani.

«Salvini è incoerente», accusava un altro deputato anche lui ex leghista. Tanto è vero che la Lega ha risposto subito con un riflesso automatico: ha presentato alla Camera una proposta di legge che restringe i criteri per la concessione della cittadinanza agli immigrati ed estende i casi di revoca, rimpicciolendo le maglie della nuova normativa europea con cui pure si è riconosciuto al governo di Roma un ruolo di apripista (a partire dai centri in Albania) nel contrasto all’immigrazione clandestina.

In altri termini, la destra estrema spinge più a destra la maggioranza di centrodestra, e scusate il bisticcio: Meloni e Salvini, più che Tajani, devono impedire che Vannacci si aggiri per le strade dei loro quartieri elettorali come il pifferaio magico che si porta dietro lunghi cortei di illusi e delusi.

Il problema politico è questo, connesso ad un interrogativo rovente: e se Vannacci fosse indispensabile nella prossima legislatura per far conquistare a Giorgia Meloni il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale? E quindi: imbarcare il generale facendosi «contagiare», o lasciarlo fuori a protestare e a macinare ancora più voti?

È il dubbio di Giorgia Meloni, sempre più attratta dall’idea di andare ad elezioni anticipate per non dare troppo tempo a Vannacci e per non farsi tramutare in anatra zoppa nell’anno elettorale. Bisognerà però vedere cosa ne pensa Mattarella.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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