Opinioni

Meloni cerca la rotta fra Trump e l’Europa

La premier ha capito che del capriccioso imperatore di Washington non bisogna mai fidarsi, anche se la posizione dell’Italia resta di sostanziale prudenza
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Donald Trump e Giorgia Meloni nell’aprile 2025 - Foto Epa/Will Oliver © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump e Giorgia Meloni nell’aprile 2025 - Foto Epa/Will Oliver © www.giornaledibrescia.it

Chissà se davvero ci sarà questo incontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump al prossimo G20 di Miami dove il presidente americano ha invitato anche Putin. Trump ha fatto intendere che con Meloni potrebbe avere un rendez-vous pur avendola non tanto tempo fa costretta ad una secca e dignitosa risposta alle frasi offensive che il presidente americano le aveva rivolto, irritato per «la sua scarsa collaborazione» nel golfo di Hormuz. È sicuro che la premier abbia ormai capito che del capriccioso imperatore di Washington non bisogna mai fidarsi, né quando elogia né quando striglia, e soprattutto non quando promette qualche cosa: ciò che è vero al mattino potrebbe non esserlo più in serata.

Anche sulla base di questo Meloni ha tenuto in più occasioni a marcare una distanza come è successo di recente quando l’Italia ha sottoscritto insieme agli altri Paesi europei la difesa della Corte Penale Internazionale attaccata e minacciata dagli Usa dopo che il Nobel per la Pace è stato conferito alla giudice Navi Pillay, autrice del rapporto Onu su Gaza («genocidio»). Questa firma sul documento è un altro atto che dimostra come nel tempo e con l’esperienza l’europeismo di Meloni si sia approfondito, sia pure sempre con il piglio di chi dice – come ha fatto ieri in Assolombarda – «che non andiamo a Bruxelles per dire sempre sì».

Però è un fatto che l’Italia si è riposizionata, ha abbandonato l’acerba intenzione di fare da ponte tra gli Usa e la Commissione europea e ha rinsaldato legami europei che hanno anche portato risultati: le ultime determinazioni europee sulla lotta alla migrazione illegale in buona parte è stata ottenuta per le pressioni degli Ecr, il gruppo di FdI a Strasburgo. Naturalmente la prudenza di questa posizione che resta un po’ «in mezzo al guado» la si è vista in maniera eloquente quando Meloni ha rinunciato senza motivi incontestabili a partecipare e a parlare all’ultima assemblea dell’Onu dove Trump ha fatto il solito discorso da tardo pomeriggio al saloon e Netanyahu è stato lasciato quasi solo a parlare nell’aula del Palazzo di Vetro.

Il discorso di Trump all'Onu - Foto Ansa/Giuseppe Lami © www.giornaledibrescia.it
Il discorso di Trump all'Onu - Foto Ansa/Giuseppe Lami © www.giornaledibrescia.it

Meglio evitare, insomma: c’è chi ha criticato questa assenza diplomatica e chi invece, per esempio alla Farnesina, ha tirato un sospiro di sollievo. Di sicuro farsi vedere mentre si sta dalla parte di Trump fa perdere voti alle prossime elezioni. E poi l’Italia condivide lo sconcerto dell’Europa rimasta spiazzata dall’annuncio dell’accordo energetico Trump-Putin e dalla delegittimazione di Zelensky. La risposta però è stata ferma: «Sull’Ucraina non si cambia».

Ora in Europa Meloni continua a chiedere maggiore flessibilità nei conti pubblici non solo per il riarmo ma anche per l’energia, e combatte per una suo vecchio cavallo di battaglia: il sostanziale abbandono degli Ets, i titoli del mercato della CO2 finalizzati a ridurre l’inquinamento ma considerati ormai un peso per la competitività delle aziende. Tutto ciò è evidente agli occhi di tutti in questo principio d’autunno del 2026, ma non possiamo sapere come evolverà l’anno prossimo quando andremo alle urne in decine di milioni in Europa e dove tutti si aspettano un’ondata di destra rispetto al quale Meloni rappresenterà l’ala moderata e «governista».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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