Opinioni

Maturità, al classico Quintiliano sul valore educativo della musica

La versione di latino proposta, tratta dall’«Institutio oratoria», è un testo abbastanza lineare, in linea con la prosa di Cicerone del quale l’autore era seguace
Gian Enrico Manzoni, docente di latino
Un vocabolario di latino sul banco di una maturanda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un vocabolario di latino sul banco di una maturanda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il compito di Quintiliano assegnato ai maturandi del liceo classico era intitolato «Il valore educativo e terapeutico della musica». Il pre-testo, il testo e il post-testo proposti costituiscono i paragrafi 15 e 16 del primo libro dell’«Institutio oratoria», l’opera pervenuta di Quintiliano, autore spagnolo originario di Calahurris.

All’interno di quella che i Greci chiamavano «enkýklios paidéia», cioè una cultura enciclopedica basata su conoscenze sviluppate in diverse discipline, si colloca anche l’apprendimento musicale, proposto nel mondo romano da Quintiliano come base culturale dell’oratore perfetto. Questi non deve limitarsi a possedere le competenze tecniche nell’arte del parlare bene, ma deve avere anche adeguate conoscenze persino in campo musicale: perciò avrà bisogno di più di un maestro di queste materie, che sarà affiancato al «grammaticus» dell’insegnamento linguistico.

La musica viene considerata come una discipline a sé stante, ma concorre alla formazione culturale completa del futuro oratore. Perciò ecco tutti gli esempi positivi proposti da Quintiliano circa l’importanza civile e culturale della musica: Platone in particolare, Socrate, le elegie guerresche spartane, i corni e le trombe di guerra romane, Licurgo legislatore, eccetera.

La struttura del brano è abbastanza lineare, in accordo con la prosa di Cicerone del quale Quintiliano è seguace. Qualche difficoltà potrebbe nascere dal lessico, come l’interpretazione di «fons» detto di Socrate nel senso di «primo, iniziatore», e il quasi sinonimo «principes» di qualche riga sotto, da cui dipende il genitivo «eius sectae». Due volte compaiono «ipse/ipsa» come aggettivi, che non andrebbero semplificati traducendoli con «stesso/a», ma nel primo caso, riferito a Socrate, ipse equivale a «persino, addirittura»: persino Socrate (e chi se lo aspetterebbe? intende dire Quintiliano) da vecchio imparava a suonare la lira. «Ipsa» detto poi della natura significa che essa «da sola, spontaneamente», cioè senza bisogno di andare a scuola, ci ha donato il canto come sollievo alle fatiche.

La struttura del compito (che è articolato così come da una quindicina di anni si fa ai Campionati delle lingue classiche) prevedeva poi tre quesiti finali: scontato il primo sul contenuto del brano, più delicato il secondo sulle scelte lessicali (che abbiamo già commentato), finalizzato a un percorso sulla musica anche contemporanea il terzo: ma partendo dal brano di Quintiliano proposto, che speriamo non sia stato trascurato nella risposta.

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