I primi studenti escono alla spicciolata poco prima dell’una. Appaiono provati, ma anche sollevati per essersi lasciati alle spalle il primo «scoglio» dell’esame di maturità: il tema di italiano, una traccia a scelta tra sette proposte, tra analisi del testo, produzione argomentativa e di attualità. Cesare Pavese, Vitaliano Brancati, un estratto di Mario Calabresi sulla fatica, il discorso di Giuseppe Saragat all’Assemblea costituente: sono alcuni dei temi usciti dalle buste ministeriali, accolti con sentimenti contrastanti da oltre 9.500 maturandi bresciani.
All’Arnaldo
La prima ad uscire dall’Arnaldo è Ludovica, che si è cimentata con la traccia C1, un estratto di un testo della giornalista Wenke Husmann apparso su «Internazionale» il 23 gennaio 2026, dal titolo «Funziona a meraviglia». «Era una traccia sul rapporto tra l’uomo e la natura, si chiedeva se la meraviglia che si prova di fronte alla natura possa rimanere anche durante l’età adulta o se invece è limitata dalle nozioni scientifiche», spiega la maturanda.
Per quanto riguarda le altre tracce, la sorpresa è l’analisi del testo, con Pavese e Brancati: «Sono due autori che non abbiamo trattato», racconta, «mentre mi aspettavo quella sulla Costituente. In generale – spiega – mi parevano prove fattibili». Dello stesso parere anche Martina, uscita poco dopo dal portone su corso Magenta: «Io ho fatto la traccia del discorso di Saragat, l’ho trovata abbastanza semplice come tutte le altre, facili nella loro comprensione».

Più contestate le tracce dell’analisi del testo: «Io le ho trovate brutte», dice Niccolò. Il tema sulla fatica, dal libro di Mario Calabresi «Alzarsi all’alba», ha permesso collegamenti con l’attualità e l’esperienza personale: «Ho parlato del progresso dell’intelligenza artificiale che sta riducendo la fatica che noi giovani dobbiamo fare – racconta Valentina –, ma ho parlato anche di come, dopo questi cinque anni di liceo classico, mi sono accorta che la fatica viene ripagata». E adesso sotto con la seconda prova di domani, con la versione di latino: «Spero non esca Tacito, il massimo sarebbe Cicerone», dice Giulio.
Fuori dal Gambara
Al Gambara un capannello di studenti si è riunito fuori dal portone per commentare la prova. Non tutti hanno cominciato alle 8.30 in punto, qualcuno ha dovuto aspettare «fino alle 9.40», dice uno studente. «Lentezze dovute alla stampa, c’erano tante copie da fare per tante commissioni», spiega la vicepreside Antonella Lombardo. Anche qui, però, i sentimenti sulle tracce sono contrastanti: «Non sono molto contento, secondo me non erano interessanti», dice Davide, dell’indirizzo linguistico. «Alla fine ho scelto la traccia di Husmann, quella sullo stupore. L’ho sviluppata citando citato Einstein, Pascoli e Leopardi».

Sopresa pure la sua «collega» maturanda, Giorgia: «Non mi aspettavo queste tracce, mi sarei aspettata qualcosa sui social o sull’intelligenza artificiale. E le due analisi del testo mi hanno davvero spiazzata, Pavese non l’abbiamo fatto particolarmente bene, mentre Brancati non l’abbiamo proprio fatto: le ho saltate a pié pari e mi dispiace perché di solito l’analisi del testo è quella su cui si va sul sicuro».
Anche lei, come un’altra ragazza, Silvia, ha svolto la traccia sugli «adultescenti», da un testo di Frank Furedi: «Mi sembrava quella da cui si potevano trarre più spunti e fare un bel tema». Di nuovo, bocciatura per gi spunti di analisi del testo: «Non mi hanno entusiasmato, le altre tracce erano fattibili ma non c’era niente di ciò che ci si aspettava».

All’Itis
Fatica e intelligenza artificiale è un collegamento che torna spesso, nelle testimonianze dei ragazzi, come nel caso di un ragazzo dellì’Itis, intervistato ai microfoni di Teletutto poco dopo l’uscita da scuola: «Ho parlato di come oggi si faccia sempre meno fatica e ci si affidi invece all’intelligenza artificiale per fare varie mansioni».
Per l’orale si oscilla tra consapevolezza e ansia: «Da una parte mi preoccupa, dall’altro so che ho studiato per tutto l’anno e devo solo ripassare alcune cose». Diversa impressione una sua compagna: «Mi preoccupa – confessa – perché non sono abituata a parlare davanti a tanta gente».




