La prossima edizione della Leopolda, l’annuale kermesse politica di Matteo Renzi fissata quest’anno a Firenze dal 2 al 4 ottobre 2026, è intitolata a Itaca. Il richiamo alla patria di Ulisse ha tutta l’aria di essere molto più di una suggestione letteraria. Come insegnava Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: dietro la metafora dell’isola di Omero si intravede con nitidezza la sagoma del leader di Italia viva nelle vesti di un resuscitato Ulisse. L’eroe che, dopo un lungo e periglioso peregrinare politico, torna finalmente a casa per fare piazza pulita dei Proci, quei pretendenti abusivi che hanno cercato di impossessarsi della sua eredità e del suo patrimonio politico.
Ci sono troppi indizi per derubricare la scelta del tema a semplice licenza poetica. Tutto lascia presagire l’ennesima mossa tattica dell’ex premier del Pd per liberarsi dei rivali di turno, un’operazione che richiama alla memoria la parabola del celebre «Enrico stai sereno», con cui liquidò il rivale Enrico Letta. Questa volta, l’avviso ai naviganti sembra essere indirizzato direttamente a Elly Schlein.
La parabola di Renzi nei confronti della segretaria del Pd racconta una storia d’opportunismo perfettamente calcolato. Aveva salutato come un autogol per il Pd l’essersi affidato ad una passionaria come Elly. Poi ha abbracciato sul campo di gioco la Schlein incoronandola guida dell’alternativa di governo. Ora, con il consueto cinismo tattico, ha cambiato il copione: prima ha effettuato uno smarcamento progressivo dalla linea del «campo largo», poi ha messo in cantiere la costruzione della Casa dei Riformisti. Da ultimo, ha annunciato la decisione di far correre un centrista nella gara per l’assegnazione della candidatura premier in modo autonomo e separato dalla ditta Schlein-Conte.

Non si tratta di schizofrenia politica. È una strategia di posizionamento chirurgica. A Renzi non interessa vincere da solo, gli basta diventare indispensabile. Sulla carta dispone di un magro 2-2,5%, ma il suo indice di popolarità tra gli ex compagni di partito è salito oltre il 10%. Se alle prossime elezioni politiche la Casa dei Riformisti – o comunque il polo delle forze svincolate dal campo largo – riuscisse a intercettare una quota ragguardevole (8-10% dei consensi) il quadro politico cambierebbe radicalmente. Con quelle cifre in un sistema bipolare imperfetto, la matematica parlamentare consegnerebbe a Renzi il jolly decisivo per la formazione di qualsiasi esecutivo.
Senza quella dote di seggi, né il centrosinistra né il centrodestra avrebbero i numeri per governare: il leader di Iv diventerebbe il vero kingmaker della legislatura. L’operazione Itaca non è dunque la celebrazione di una memoria nostalgica, ma l’annuncio di una resa dei conti. Ulisse/Renzi non rientra in patria per fare il comprimario, ma per riprendersi lo scettro, disarticolare le ambizioni altrui e dimostrare che, nel teatro della politica italiana, chi tenta di occupare la sua casa senza fare i conti con lui rischia di fare la fine dei Proci. La Leopolda di ottobre potrebbe essere la rampa di lancio di questa nuova sfida: un «Elly stai serena» pronunciato a mezza bocca, ma con il pugnale della tattica parlamentare già ben affilato dietro la schiena.




