Alle prime elezioni in Marocco dopo le grandi proteste dell’autunno 2025, i giovani non sono stati i protagonisti. Tra i 18 e i 24 anni, solo il 4% ha scelto di votare. A dimostrazione che la generazione zeta si trova più a proprio agio a manifestare nelle piazze per esprimere il proprio dissenso, o a utilizzare i social media. D’altra parte, il grosso calo nell’affluenza alle urne – 38% a fronte del 50% del 2021; la percentuale più bassa dal 2007 – dimostra quanto la popolazione sia disillusa rispetto alla politica. E conferma, assieme alla fuga verso l’exclave spagnola di Ceuta dello scorso luglio, che per molti il grande sogno resta andarsene.
Le urne si sono aperte il 23 settembre alle 8 ora locale (le 9 in Italia), e si sono chiuse alle 19. Solo 15.801.162 di cittadini si sono iscritti al voto su circa 26,7 milioni di aventi diritto. Il calo dell’affluenza, perciò, non è stato una sorpresa. Si è votato per rinnovare i 395 seggi della Camera dei Rappresentanti (la Camera Bassa che, assieme alla Camera dei Consiglieri, forma l’organo parlamentare del Marocco).
Come stabilito dall’art 47 della Costituzione stilata nel 2011, toccherà a re Mohammad VI nominare capo del governo un candidato del partito arrivato primo alle elezioni, che dovrà formare il governo che resterà in carica per i prossimi cinque anni. Il Marocco è una monarchia costituzionale, all’interno della quale il re è determinante: oltre a nominare il capo del governo, guida il Consiglio dei Ministri, mantiene il controllo in materia di politica estera e Difesa. La Costituzione, però, non prevede una tempistica. Fino alla formazione del nuovo governo, l’ordinaria amministrazione spetta a quello uscente. Ma un’urgenza c’è: è la legge di bilancio per il 2027 che va approvata entro il 20 ottobre.
Le Maroc prépare le plus grand corridor logistique d’Afrique, de l’Atlantique jusqu’au cœur du Sahel, à travers un réseau de connexions vers l’Afrique structuré autour de trois axes principaux :
— Morocco News 🇲🇦 (@MoroccoNews) September 28, 2026
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Per la formazione del governo si dovrà per forza arrivare a un’alleanza, visto che il voto di fiducia per la Camera dei Rappresentanti richiede la maggioranza assoluta dei membri. I risultati intanto mostrano un ribaltamento nella composizione camerale. Débâcle per il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI): dai 103 seggi della passata legislatura è sceso a 66. In pole position il Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM), che ha ottenuto il maggior numero di seggi: 97, dieci in più della legislatura passata. Sessantacinque seggi sono andati a Istqlal. Mentre i primi due partiti hanno posizioni vicine a quelle del re, Istqlal si attesta su posizioni conservatrici. All’opposizione, spicca Giustizia e Sviluppo (PJD), partito islamista moderato, salito a 54 seggi rispetto ai 13 delle scorse elezioni.
Il paradosso è che, mentre i giovani nel 2025 erano scesi in piazza per protestare contro le troppe risorse destinate alle grandi infrastrutture sportive, mentre ospedali e scuole continuano a presentare carenze, il potenziale nuovo capo del governo, Fouzi Lekjaa, ministro del Bilancio ma, soprattutto, presidente della potente Federazione calcistica marocchina, è proprio il promotore di quegli investimenti infrastrutturali (20 miliardi di dollari), avviati anche in vista dei Mondiali 2030 che si terranno ad Agadir, congiuntamente con Spagna e Portogallo. Questa dinamicità edilizia non ha portato benefici alle giovani generazioni. Secondo l’Associated Press, nel 2025 il 37% dei marocchini tra i 15 e i 24 anni era disoccupato.
Un nome interessante è quello dell’avvocata Fatima Ezzahra el-Mansouri. Ministra della Pianificazione Nazionale del governo uscente e sindaca di Marrakech: potrebbe essere la prima donna al governo del Marocco. Un aspetto innovativo del processo elettorale marocchino è che le liste regionali sono riservate alle candidate donne.
Intanto il primo ministro in carica, Aziz Akhannouch, fa i conti con le accuse di presunti affari di corruzione legati alla rete di distribuzione del carburante Afriquia, di cui è proprietario. Dimessosi da presidente dell’RNI, non si è presentato in questa tornata elettorale.




