Opinioni

Una manifattura che resiste perché ha saputo cambiare

Nel Dna delle pmi sono contemplate la flessibilità e la volontà di innovare
Mario Mazzoleni

Mario Mazzoleni

Editorialista

In Italia le Pmi rappresentano il 97,4% del comparto manifatturiero
In Italia le Pmi rappresentano il 97,4% del comparto manifatturiero

Intorno al mercato del lavoro alcune semplificazioni rendono difficile comprendere le sue reali connotazioni. Il ritornello sulla deindustrializzazione della provincia di Brescia, ad esempio, trova una smentita dai dati che sono appena stati pubblicati dall’Istat e, soprattutto, da una serie di riflessioni nascono entrando un po’ più nel merito. Innanzitutto, il fatto che il sistema manifatturiero bresciano mantenga un livello di occupazione importante è figlio naturale di una struttura produttiva tradizionalmente caratterizzata da una larga prevalenza di piccole e medie imprese, soprattutto nel metalmeccanico, che, per un verso, costituiscono l’ossatura del sistema industriale locale e, per l’altro, sono esempi di grande flessibilità e di grande capacità di adattamento alle esigenze del mercato. Queste capacità, in particolare, si riscontrano nel sapere rispondere alle richieste di innovazione e alla capacità di interagire in modo efficace con i propri clienti andando ben oltre al semplice rapporto «cliente-fornitore».

Entrambi questi aspetti mostrano la loro efficacia in un mercato prevalentemente orientato al B2B che rende ancora più rilevante la capacità di modificare in modo flessibile tempi, contenuti e relazioni. Un altro elemento che valorizza questo genere di approccio deriva dal fatto che molte delle imprese bresciane, operano in nicchie che spingono all’adattamento e al cambiamento nei processi produttivi. Tutto ciò fa sì che queste imprese, adottando flessibilità produttive, abbiano sviluppato capacità di integrare nei processi di innovazione industriale figure professionali una volta orientate a ruoli prettamente operativi. Questo vale, soprattutto, laddove le innovazioni tecnologiche potenziano le capacità di risposta al mercato piuttosto che ridurre i costi. Se ci soffermiamo sui settori più importanti in cui le realtà industriali bresciane operano (metallurgia e lavorazione dei metalli, meccanica strumentale macchine industriali) possiamo evidenziare la presenza di alcune eccellenze con aziende che sono vere e proprie leader in nicchie tecnologiche fortemente orientate all’export.

Passando ad un altro settore «complesso» come quello della componentistica automotive e dei veicoli industriali, va ricordato come molte imprese, hanno adattato il proprio processo produttivo specializzandosi in particolari lavorazioni o componenti ad alto valore tecnico, investendo, conseguentemente, anche nelle competenze di chi vi lavora. Un altro settore come quello dell’elettromeccanica ed elettrotecnica, vede premiate le imprese capaci di operare in modo innovativo sui sistemi di controllo e automazione. Tutti ambiti dove hanno investito perché i lavoratori adeguassero le proprie competenze alle nuove caratteristiche produttive. La scelta di operare in nicchie più innovative, che non coincidono necessariamente con i settori high tech tradizionali, ha agevolato questi processi. Si è così spesso valorizzata una componente del Dna industriale del territorio dove l’innovazione nasce dall’integrazione di tecnologie avanzate dentro filiere metalmeccaniche mature. Dando uno sguardo alle nicchie che stanno ottenendo dei risultati interessanti troviamo automazione industriale, all’Industria 4.0 (robotica industriale, sensoristica e manutenzione predittiva) che hanno portato le imprese bresciane ad evolvere da semplici costruttori di macchine a fornitori di sistemi intelligenti che integrano meccanica, elettronica e software. Il risultato è che queste imprese realizzano risultati importanti in termini di valore aggiunto, competendo in mercati in espansione.

Analogo discorso vale per la componentistica legata all’elettrificazione e all’energia (batterie, connessioni elettriche, sistemi di accumulo) dove si registrano dei veri e propri centri d’eccellenza (sistemi di ricarica, inverter e apparecchiature elettromeccaniche). Queste scelte strategiche sono sempre state accompagnate dalla volontà di sviluppare nuovi processi investendo non solo sulla componente tecnologica ma, anche, su quella umana attraverso percorsi formativi adeguati.

Le scelte di nicchia per i prossimi anni permettono di prospettare ulteriori consolidamenti per il settore andando a toccare ambiti come l’aerospace e la difesa, il campo del medicale, della life science e di tutto ciò che è riguarda l’integrazione tra elementi prevenzione e diagnostica. Queste scelte imprenditoriali hanno permesso di mantenere un livello occupazionale ancora significativo, ma, prospetticamente, sembrano dare ulteriori elementi di fiducia per i prossimi anni. A tal proposito possiamo evidenziare un elemento di criticità e uno di potenzialità. Il primo è legato alla necessità di potenziare progetti di formazione per il personale coinvolto in questi processi. Il secondo rileva come negli ultimi anni, sia stato avviato un lavoro sistematico e concertato tra mondo dell’impresa e della formazione, che ha iniziato a formare giovani con competenze coerenti con i fabbisogni che le imprese manifestano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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