Economia

In 25 anni Brescia ha perso il 14% della capacità produttiva

L’indice segna un -20% a livello nazionale. Streparava: «Serve una visione industriale di medio e lungo periodo da parte della politica»
Loading video...
Manifattura bresciana sotto pressione
AA

La crisi dei mutui subprime nel 2008, così come l’inizio della pandemia di Covid-19 nel 2020 e l’avvio della guerra in Ucraina nel 2022 hanno messo a dura prova il sistema produttivo globale, lasciando inevitabili ferite anche sul comparto manifatturiero locale, che comunque, come evidenziano dal Centro studi di Confindustria Brescia: «ha mostrato una capacità di tenuta superiore rispetto al dato nazionale».

In altre parole, nel primo quarto di secolo, caratterizzato appunto da diversi shock economici e crescenti tensioni geopolitiche, è stato calcolato che l’indice della capacità produttiva italiana ha riportato un calo del 20%, mentre quello bresciano del 14%. «Il quadro che emerge – rimarca Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia – è quello di un sistema produttivo che ha dimostrato capacità di adattamento e solidità, ma che oggi si confronta con sfide complesse e in larga parte esogene».

Il metodo

L’indice della capacità produttiva è stato «coniato» dal Centro studi dell’associazione di via Cefalonia con l’obiettivo di fornire una lettura strutturale di lungo periodo del nostro sistema manifatturiero. «È uno strumento nato dalla consapevolezza che, per analizzare con maggiore accuratezza il processo di trasformazione del sistema produttivo, sia necessario considerare una pluralità di variabili, tra cui il valore aggiunto, l’occupazione, l’export e la produzione industriale, ciascuna in grado di offrire una prospettiva diversa dello stesso fenomeno», puntualizzano gli esperti di Confindustria Brescia.

«A questi indicatori – aggiungono – si affianca l’indice della capacità produttiva, elaborato a livello nazionale dal professor Riccardo Gallo, direttore dell’Osservatorio delle Imprese della Sapienza di Roma. Tale indice evidenzia l’impatto degli investimenti in impianti sulla capacità produttiva del sistema manifatturiero nazionale: cresce quando le imprese investono in nuovi impianti, e diminuisce in presenza di chiusure, mancati rinnovi o perdita di efficienza dovuta all’invecchiamento degli impianti stessi».

Indicatore territoriale

Congegnato su dati ufficiali Istat, l’indice non disponeva tuttavia, sino a ieri, di articolazioni territoriali. Grazie, però, ai dati dell’indagine congiunturale regolarmente condotta dal Centro studi di Confindustria Brescia dal 1996 su un campione di circa 250 imprese, è stato possibile definire «attraverso una metodologia statistica rigorosa», un indicatore comparabile con quello nazionale. Per capirci meglio, sempre secondo gli economisti di via Cefalonia: il calo del 14% registrato a Brescia dall’indice della capacità produttiva è motivato da una contrazione degli investimenti e da una politica industriale nazionale spesso debole e poco coerente.

«Per sostenere gli investimenti e rafforzare la capacità produttiva (che appare comunque in calo negli ultimi 25 anni) – raccomanda a tal proposito Streparava – sarà fondamentale garantire un contesto favorevole, a partire da politiche industriali efficaci, certezza normativa e una visione europea più incisiva. È quanto stiamo ripetendo da ormai diverso tempo: un discorso che assume un valore ancora più profondo proprio alla luce di tutto quanto sta accadendo nel mondo, in particolare nel Golfo Persico. Solo con una visione industriale di medio e lungo periodo da parte della politica, le nostre aziende possono pensare di continuare a programmare e investire».

Italia e Brescia a confronto
Italia e Brescia a confronto

La presentazione

L’Indice della capacità produttiva è stato presentato giovedì durante il seminario «Manifattura sotto pressione: Brescia e l’Europa a un bivio», promosso nella sua sede di via Trieste dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, insieme a Confindustria Brescia, e inserito nel percorso di analisi sviluppato con BFocus, report che legge le principali dinamiche economiche internazionali attraverso una prospettiva territoriale.

«Il rischio di deindustrializzazione in Europa, e quindi anche in Italia, è oggi una questione che richiede uno sguardo lucido e una capacità di analisi non superficiale – commenta Daniela Bragoli, docente di economia politica alla Facoltà di Scienze politiche e sociali e membro del comitato scientifico di Opter dell’Università Cattolica –. L’Italia resta senza dubbio il secondo Paese manifatturiero europeo e Brescia rappresenta, in questo quadro, un territorio di eccellenza. Allo stesso tempo, però, stanno emergendo nodi strutturali che non possono essere ignorati: l’ascesa della Cina, ormai competitiva anche nei settori a più alto valore aggiunto, la difficoltà europea nel rinnovare e differenziare il proprio modello produttivo e una politica industriale comune che, negli ultimi anni, è apparsa spesso frammentata, talvolta più orientata alla regolazione che al sostegno strategico della competitività, dell’innovazione e degli investimenti. Anche per questo diventa essenziale creare spazi di lettura e interpretazione dei cambiamenti in atto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Economia & Lavoro

Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...