Le imprese bresciane accelerano sulle competenze digitali. Nel 2025 il 75,1% delle realtà produttive della nostra provincia ha effettuato almeno un investimento negli ambiti della trasformazione digitale, contro il 64,8% del 2024. Significa una crescita di 10,3 punti percentuali in un solo anno, il doppio dell’incremento medio lombardo, pari a 5,1 punti. Restringendo l’analisi alle micro e piccole imprese con meno di 50 dipendenti, la quota bresciana si attesta al 73,1%, rispetto al 62,2% dell’anno precedente: +10,9 punti percentuali, collocandosi così Brescia al terzo posto in Lombardia, dietro soltanto a Milano (77,3%) e Monza e Brianza (75,6%).
Alla velocità del sistema bresciano non fa però riscontro il trend generale. Mancano ben 316mila tecnici in Italia, il 51% delle professionalità in grado di utilizzare e integrare l’AI e le tecnologie digitali avanzate. Al riguardo non fanno eccezione neppure le Mpmi bresciane, dove anzi 6 profili digitali su 10 sono praticamente introvabili.
Sotto la lente
Brescia registra su questo fronte una criticità che sale fino al 61,4% (preceduta soltanto da Mantova col 66,1% e davanti a Bergamo con 60,4%), contro una media lombarda del 55%. E proprio, sembra un paradosso, mentre il 73,1% investe nel digitale. A lanciare l’allarme è Confartigianato, in base alla rilevazione nazionale diffusa dal proprio Osservatorio. Commenta il presidente Confartigianato Brescia e Lombardia, Eugenio Massetti: «Le imprese stanno accelerando, ma le competenze non tengono il passo. L’Intelligenza artificiale può aumentare produttività e competitività solo se abbiamo persone capaci di governarla».

In ambito nazionale, nel 2025 su 621.180 lavoratori richiesti dalle imprese con elevate competenze nell’applicazione di AI, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain, 315.560 (il 50,8%) sono risultati difficili da reperire. Il 58,6% delle imprese indica la mancanza di personale qualificato come principale ostacolo all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale; seguono la carenza di chiarezza legislativa (47,3%), l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari (45,2%), le preoccupazioni legate alla privacy e alla protezione dei dati (43,2%) e i costi elevati (32%).
Lo scenario
«Gli imprenditori stanno investendo, sperimentando e introducendo nuovi strumenti nei processi aziendali – sottolinea Massetti –. Ma l’innovazione non si compra semplicemente installando un software. Per trasformarla in produttività e competitività servono persone preparate, capaci di utilizzare e adattare queste tecnologie alle esigenze concrete delle imprese».
Il quadro bresciano si inserisce in una regione che, per dimensione del sistema produttivo, concentra il maggior numero di professionalità mancanti. Lo scorso anno, in Lombardia le imprese hanno cercato 121.440 lavoratori con elevate competenze digitali, dei quali 60.960 (pari al 50,2%) sono risultati difficili da reperire. Vero è che gli indicatori migliorano nelle imprese guidate da under 35, dove – parliamo del Bresciano – l’utilizzo dell’AI raggiunge già il 42,3%, nettamente sopra il 34,6% nazionale.
Artigianato bresciano
Da segnalare, poi, è il ruolo dell’artigianato bresciano che non è soltanto utilizzatore delle nuove tecnologie, ma è esso stesso protagonista. In provincia operano 5.082 imprese artigiane nel segmento dell’offerta di beni strumentali e servizi per l’implementazione di tali tecnologie, che rappresentano il 16,2% dell’intero comparto e occupano 14.330 addetti. Un’incidenza che colloca Brescia tra le province lombarde dove questa componente assume il peso maggiore, dopo Lecco e Monza e Brianza, entrambe al 16,7%, e davanti a Bergamo (16%).




