Ha destato sensazione l’annuncio dato dal ministro Guido Crosetto di aver assegnato a Mykhailo Fedorov il ruolo di «Advisor per l’innovazione della difesa». Il 35 enne ucraino è stato l’attore nella rivoluzione digitale di Kiev, nel cui Governo è stato ministro per la trasformazione digitale (lanciando l’iniziativa «Army of drones»), vice primo ministro e, da gennaio a luglio, ministro della Difesa. La sua rimozione da questo dicastero, per la differenza di vedute col capo di Stato maggiore della difesa, gen. Syrskyi, ha scatenato vivaci proteste popolari, specie giovanili, tanto insistenti da costringere Zelensky a far dimettere anche lo stesso Syrskyi.
Avendo rifiutato poi la proposta di Zelensky di continuare il lavoro con il Governo, Fedorov ha oggi mano più libera (anche perché la sua richiesta di tenere nuove elezioni in Ucraina in tempo di guerra non ha probabilità di successo): così ha confermato in un incontro con Crosetto la sua disponibilità a collaborare con l’Italia.
Con una lungimiranza abbastanza inconsueta per la politica nazionale, Crosetto pone l’accento sulla necessità, a causa dell’impressionante accelerazione tecnologica, di modificare rapidamente i processi organizzativi della Difesa, trasformando la sperimentazione sul campo in capacità operative disponibili su larga scala. Una rivoluzione rispetto al procurement tradizionale, comune a tutti i Paesi occidentali, coi militari che presentano esigenze di prospettiva, a cui l’industria risponde con proposte che, pur potenzialmente valide, han bisogno di periodi di lunghe sperimentazioni e procedure comparative prima di giungere ai reparti.
L’approccio ucraino è stato brillante e corale: vista la sempre più grave inferiorità numerica in tutti i settori rispetto ai russi la difesa di Kiev ha puntato molto sugli UAV (Unmanned aerial vehicle, mezzi aerei senza pilota a bordo) i cosiddetti «droni» (con applicazioni estese anche in ambito terrestre, UGV, e navale, USV). Fedorov ha costruito un sistema per cui i soldati possono segnalare direttamente le loro esigenze, sperimentare nuovi sistemi, testandone il rendimento e giungendo anche all’acquisizione diretta delle soluzioni più opportune.
Kicked off an international working trip with our team, focused on advancing our new initiatives in digitalization and defense tech.
— Mykhailo Fedorov (@FedorovMykhailo) August 28, 2026
First stop — a meeting with Italian Minister of Defense @GuidoCrosetto.
I expressed my gratitude to Guido for his personal support and for the… pic.twitter.com/EeFqvd1srO
La domanda di nuovi UAV è governata combinando i dati raccolti attraverso gli e-Points, la DOT-Chain, Brave 1 Market, DELTA e il Mission control. Gli e-Points sono punteggi attributi alla unità al fronte in base a prove video caricate in ambiente web dedicato (il DELTA) che dimostrino distruzione di un obiettivo, uccisione di un nemico, ma anche ricognizioni, flussi logistici e recupero dei feriti: l’intelligenza artificiale valida tutto in due secondi. La DOT-Chain Defence è un «catalogo» on line su cui le unità scelgono le dotazioni loro utili grazie a risorse di bilancio loro assegnate (la Difesa gestisce invece coi produttori contratti, pagamenti e logistica). Brave 1 Market raggruppa 2.350 aziende che offrono 4.500 prodotti, da cui le unità possono ottenere droni, sistemi di guerra elettronica ecc., grazie anche agli e-Points: a inizio ‘26 la Difesa ucraina dichiarava che Brave 1 aveva distribuito 240.000 droni in sei mesi, per un valore di 700 milioni di euro (il costo di soli 175 missili Patriot), con tempo medio di consegna al reparto di dieci giorni.

Il Mission control, integrato nell’ecosistema DELTA, è stato istituito a gennaio da Fedorov per raccogliere tutte le informazioni sulle missioni dei droni (modello, punto di lancio, rotta e missione compiuta). L’Ucraina è decisamente avanti nell’approccio di difesa a più livelli, affiancando ai costosissimi missili antiaerei difese a costo decisamente inferiore, passando da semplici mitragliatrici, sistemi di guerra elettronica e, soprattutto, droni intercettori, che solo in marzo hanno abbattuto ben 33.000 UAV russi.
Certo, il fronte ucraino ha aspetti peculiari, ma l’avvento dei droni ha mutato radicalmente il campo di battaglia, trovando la maggioranza delle forze armate occidentali impreparate o quanto meno sbilanciate sull’impostazione «classica».
La questione, correttamente individuata da Crosetto, va oltre l’acquisizione di nuovi sistemi: il tema è la rapidità con cui la Difesa risponde alle esigenze di innovazione, mentre la tecnologia evolve in pochi mesi (come accade per contromisure elettroniche, droni intercettori, piattaforme terrestri senza equipaggio, fibra ottica, algoritmi di riconoscimento automatico, ecc.). È qui che l’esperienza di Fedorov può giocare un ruolo prezioso per avviare nuovi meccanismi che uniscano rapidamente sperimentazione, dialogo tra Forze armate e industria e procurement. Confidando nel fatto che, visti i tempi che corrono, la lucidità non si perda nella consueta italica ridda di polemiche.



