Opinioni

Kiev, saltano i vertici militari non la «nullificazione strategica»

Al fronte i russi sono costantemente all’offensiva, ma progrediscono molto lentamente. Dal canto suo Kiev non ha alcuna possibilità di riconquistare territorio, ma ha portato la guerra tra la popolazione russa
Massimo Cortesi

Massimo Cortesi

Editorialista

L'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’hanno definita «nullificazione strategica»: è in atto con evidenza in Ucraina. Al fronte, infatti, i russi sono costantemente all’offensiva, ma progrediscono molto lentamente e con grande dispendio a causa dell’efficacia dei droni ucraini nelle tre dimensioni (terra, cielo e mare); Kiev, pur sempre più a corto di soldati, non ha alcuna possibilità di riconquistare territorio ma ha portato la guerra tra la popolazione russa, colpendo raffinerie, petroliere (i radar segnalano un Mare d’Azov deserto), centri industriali e in tre mesi ha distrutto mille camion che portavano rifornimenti alla Crimea.

Intanto, la lotta intestina che nei giorni scorsi ha portato prima alle dimissioni del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov («papà» della guerra di droni) e poi alla destituzione del capo di stato maggiore Oleksandr Syrsky, sostituito con il generale Mykhailo Drapatyi, pare più politica che strategica e non dovrebbe modificare granché la condotta bellica ucraina.

Ora, dopo oltre quattro anni, i russi, in coda ai distributori di carburante e con le loro tv che (certo autorizzate) parlano della necessità di «fare qualcosa» per cambiare l’esito «della guerra» (all’improvviso non più «operazione speciale»), han scoperto di colpo che il conflitto non è cosa lontana che li riguarda indirettamente. Putin continua a martellare le città ucraine con droni e missili, ma sono rimasti pochi gli obiettivi militari e la produzione ucraina di droni è decentrata in centinaia di piccole realtà e molte per di più si trovano in territorio Nato.

ll presidente russo Vladimir Putin - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
ll presidente russo Vladimir Putin - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Lo scopo è quello di fiaccare il popolo ucraino e spingerlo a invocare la fine del conflitto: ma Kiev ha già superato quattro difficilissimi inverni e la gente ha sviluppato notevole resilienza unita a sentimenti anti russi sempre più forti. Anche la resilienza del popolo russo è proverbiale, ma le difficoltà sono arrivate (senza cessare) in modo inatteso e ora sono in molti a chiedersi come sia possibile che questa sia ancora la situazione.

Anche se Kostjantynivka è caduta, la conquista di Kramatorsk e Sloviansk, ultime due città fortezza che mancano all’intera conquista del Donetsk, può richiedere almeno un altro anno. Intanto, la Crimea è sempre più isolata e in crisi di rifornimenti: gli ucraini non hanno la forza di riprendersela, ma cercano di renderla sempre meno gestibile per i russi (che devono utilizzare qui difese antiaeree che sarebbero più utili sul territorio continentale).

I falchi premono perché Putin adotti misure più drastiche (come se non avesse già spianato il 20% del territorio ucraino), ma le carte in mano allo zar non sono molte. Esclusa (per inferiorità convenzionale) la possibilità di estendere la guerra ai Paesi Nato nel tentativo di frantumare il fronte che sostiene Kiev ed esclusa l’opzione nucleare, di fatto delirante (sia perché i venti della Terra spirano verso Est per cui le nubi radioattive andrebbero verso il territorio russo, sia perché la reazione sarebbe devastante), nella mani dello zar restano due carte.

La prima, su cui i russi stanno già lavorando ma che richiederà tempi lunghi, è sviluppare sistemi anti drone a basso costo da produrre in gran quantità e distribuire a livello di unità minori, sino alla squadra di fanteria. La seconda, su cui concordano molti analisti, è ordinare una mobilitazione generale, che arruoli mezzo milione di soldati, in gran parte di leva, da gettare in battaglia contro le sempre più provate forze ucraine.

Mossa impopolare ma alla portata del potere: il timore (al di là dei tempi necessari a incorporare, equipaggiare e addestrare tanto personale) è però che la scelta non si traduca automaticamente in una travolgente avanzata, perché impiegare contemporaneamente una tale massa sarebbe complesso e assai difficilmente supportabile al fronte, un fronte reso sempre più «trasparente» dagli onnipresenti droni, che avrebbero a disposizione molti bersagli.

A meno che non si conti sulla possibilità, che per ora pare remota, di aprire una breccia e dilagare sino al grande fiume Dnepr, che taglia in due l’Ucraina: è ritenuto strategicamente invalicabile e diventerebbe il Piave di Kiev. Ma il potere di Putin reggerà di fronte a nuovi e più pesanti sacrifici? Scommessa che si giocherà tragicamente sulle vite di migliaia di giovani.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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