Londra più lontana da Washington, tra vecchi problemi e nuove crisi

Per Starmer l’avvicinamento all’Europa è divenuto cruciale per non restare isolato in un mondo in tumultuosa trasformazione
Il premier britannico Keir Starmer - Foto Ansa/Epa/Tolga Akmen © www.giornaledibrescia.it
Il premier britannico Keir Starmer - Foto Ansa/Epa/Tolga Akmen © www.giornaledibrescia.it
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Il governo laburista di Keir Starmer sta vivendo gravi difficoltà interne, quali i problemi economici che colpiscono una parte importante dei cittadini, le inevitabili sconfitte elettorali (anche in circoscrizioni da sempre laburiste), e la crisi di credibilità dell’istituto monarchico provocata dall’arresto dell’ex-principe Andrew.

La ricerca dei rimedi non è semplice, per le sollecitazioni causate dal messaggio populista del Reform Uk Party di Nigel Farage, che, dopo aver causato gravi conseguenze al paese con la Brexit, ha nel suo programma mutamenti al sistema di governo britannico che potrebbero cagionare danni all’unità nazionale. La soluzione trovata da Starmer è di buon senso.

Dato il basso livello raggiunto nei rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump (nonostante gli ultimi contatti e la disponibilità delle basi aeree britanniche per le operazioni in Iran), logico è tentare di negoziare nuovi accordi economico-commerciali con l’Europa andando oltre i limiti imposti dalla Brexit; e legarli a un accordo con l’Ue sui temi energetici e ambientali. Un ruolo cruciale dovrebbe essere, inoltre, giocato dalla definizione di una difesa condivisa con gli Europei, che sfocerebbe in una politica estera comune.

Starmer vuole dirigere il Paese lungo tale strada, superando le resistenze di conservatori e Reformers. Dopo aver affermato, durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco di metà febbraio scorso, che «non c’è sicurezza britannica senza l’Europa, né sicurezza europea senza la Gran Bretagna», indicando la volontà del Regno Unito di collaborare più da vicino con l’Ue per rendere la Nato più «europea», riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti, il Primo Ministro si è messo all’opera.

In centro a Londra una manifestazione contro la guerra in Medio Oriente - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
In centro a Londra una manifestazione contro la guerra in Medio Oriente - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Pur sapendo di non poter prescindere dagli Stati Uniti, Starmer si è detto intenzionato a favorire la maggiore integrazione con gli alleati europei nell’approvvigionamento di armamenti e nella pianificazione di obiettivi e politica comune. Se Londra non è riuscita a trovare un accordo per la partecipazione al Security Action for Europe (Safe), che prevede la spesa di 150 miliardi di euro per favorire il rafforzamento della difesa europea fino al 2030, ha sottoscritto accordi bilaterali per la fornitura di armi e navi (Norvegia) e lo studio di missili a lungo raggio (Germania, Italia e Francia).

E pare voler proseguire lungo questa strada, cooperando con gli europei nella deterrenza nucleare. Prima condannando e poi rifiutando di partecipare all’attacco israelo-statunitense all’Iran, Londra ha condiviso il giudizio delle altre capitali europee sul contegno americano. Perciò ha scelto di aderire al progetto del presidente Macron per la nascita di un gruppo di Paesi (Francia, Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca) disponibili a condividere una nuova strategia di deterrenza avanzata.

L’idea di Macron è di coinvolgere gli altri otto partner nella pianificazione dell’uso della Force de Frappe nucleare francese, convincendoli a ospitare nelle proprie basi aeree i bombardieri nucleari francesi. Inoltre, i Paesi partecipanti dovrebbero prendere parte allo sviluppo di capacità ausiliarie necessarie all’uso delle armi nucleari, tra cui sistemi di allarme spaziali, difesa aerea per abbattere droni e missili in arrivo, e missili a lungo raggio. Del resto, da luglio 2025 Regno Unito e Francia hanno firmato la Northwood Declaration, un accordo che promette un coordinamento senza precedenti in materia di politica di deterrenza nucleare e grazie alla quale viene istituito un nuovo Gruppo direttivo nucleare per allineare posizioni strategiche e operazioni in risposta alle crescenti minacce alla sicurezza, rafforzando la deterrenza della Nato e la sicurezza europea.

In definitiva, se per Londra la distanza tra le due sponde dell’Atlantico è aumentata anche al di là del dato geografico, l’avvicinamento al continente europeo è divenuto cruciale per non restare isolata in un mondo sempre più in tumultuosa trasformazione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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