L’arresto del principe Andrea: una crisi nazionale?

La difesa dell’immagine della famiglia Windsor è in questa fase una necessità non solo per i suoi stessi membri, ma per tutto il mondo politico britannico
Andrew Mountbatten Windsor - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Andrew Mountbatten Windsor - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Ci sono molti modi per festeggiare il proprio compleanno. Oggi, Andrea di Mountbatten, fino a qualche tempo fa il Principe Andrea di Windsor, è stato gratificato di una «festa a sorpresa» davvero imprevista: il suo arresto.

In tal modo, Andrea ha stabilito un primato: a memoria di chi scrive, ci sono stati re e regine britanniche decapitati (nel 1587 Maria Stuarda, regina d’Inghilterra ed erede di Enrico VIII solo per il partito legittimista; Carlo I Stuart, ucciso dai parlamentari nel 1649, primo vero monarca europeo a subire tale sorte); altri sono morti in combattimento (per esempio, Riccardo III di York, nella battaglia di Bosworth nel 1485, premessa della fine della Guerra delle Due Rose); altri sono stati cacciati (Giacomo II Stuart, deposto con la Gloriosa Rivoluzione del 1688-1689 per il suo filo-cattolicesimo); uno è stato indotto ad abdicare (Edoardo VIII Windsor nel dicembre 1936, per la sua volontà di sposare l’americana Wallis Simpson e per le sue simpatie per il nazismo).

Nessun reale britannico dall’epoca moderna in poi era stato posto agli arresti, tra l’altro per motivi alquanto triviali, come gli impuri connubi intrattenuti con un imprenditore, faccendiere e criminale quale Jeffrey Epstein, e con minorenni.

Le manette ai polsi di Andrew Mountbatten, quindi, ritraggono una fase nuova nella storia dei reali britannici e non solo la parola fine alla vita pubblica dell’ex-principe, combattente durante la Guerra delle Falkland ed eroe nazionale, ora disconosciuto. La scelta di Carlo III di privare il fratello dei suoi titoli onorifici a ottobre 2025 e di confinarlo nella tenuta di Sandringham, nel Norfolk, a seguito allo scandalo-Epstein, provocato dalla condotta riprovevole dell’ex-principe, aveva già indicato la rottura tra la famiglia reale e Andrea; ed era stata, verosimilmente, il necessario prodromo di quanto accaduto ieri, allo scopo di preservare per tempo l’immagine della famiglia reale.

Infatti l’arresto sembra essere stato giustificato non solo per le accuse rivolte a Mountbatten per il mercimonio sessuale con Epstein, ma, soprattutto, per aver fornito al faccendiere americano notizie sensibili per gli interessi del Regno Unito.

La difesa dell’immagine della famiglia Windsor, del resto, è in questa fase una necessità non solo per i suoi stessi membri, ma per tutto il mondo politico britannico. Il paese sta attraversando una crisi economica, sociale e politica decennale, iniziata con il referendum sulla Brexit e di cui non si vede la fine. L’economia nazionale, privata del canale naturale con l’Unione europea, sta faticando a riprendersi, in difficoltà com’è nel trovare nuovi mercati e danneggiata dalle scelte degli Stati Uniti.

Gli effetti sociali di ciò sono sempre più sensibili, con la contrazione delle condizioni di vita in molte fasce della popolazione. L’esito di ciò dal punto di vista politico potrebbe essere devastante: i Conservatori, avvitatisi in una crisi senza fine, e i Laburisti, sotto pressione, temono una sconfitta epocale alle prossime elezioni politiche, previste probabilmente per il 2029, a vantaggio dell’unico partito che parrebbe godere di buona salute, il Reform Uk Party di Nigel Farage, la cui ascesa sembra inarrestabile.

Molti osservatori temono che Farage e i suoi possano causare danni alla compattezza dell’unione britannica, propensi come sono a favorire riforme al sistema statale nazionale che potrebbero scardinare il sistema britannico e porre in pericolo la sopravvivenza del Regno Unito stesso.

È per questo che mi sembra di poter dire che isolare Andrew Mountbatten, favorendo il suo arresto, sia stato un buon modo per preservare l’immagine della Casa reale presso l’opinione pubblica nazionale e la sua capacità di difendere l’unità di un Regno Unito alla ricerca di un proprio futuro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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