Opinioni

Leone XIV, la custodia dell’umano e il dominio della tecnocrazia

Nelle oltre quarantaduemila parole, suddivise in 245 paragrafi e 224 note al testo, dell’enciclica Magnifica humanitas il pontefice consegna un testo che rimarrà nella storia del magistero della chiesa
Massimo Faggioli

Massimo Faggioli

Editorialista

Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, non ha deluso le aspettative. Datata 15 maggio, anniversario di Rerum novarum di Leone XIII (1891), documento fondativo della dottrina sociale della chiesa, l’enciclica è il frutto finale di un lavoro di studio e riflessione che inizia prima di Leone.

È almeno dal 2015 che il Vaticano riflette sul tema, anche grazie ai contatti con Silicon Valley che precedono di un decennio almeno l’allineamento di quel mondo imprenditoriale-politico al trumpismo. E il primo papa dagli Usa pubblica questo testo in un contesto internazionale profondamente mutato rispetto a un decennio fa, anche nei rapporti interni all’occidente.

In oltre quarantaduemila parole suddivise in 245 paragrafi e 224 note al testo, Leone XIV consegna un testo che rimarrà nella storia del magistero della chiesa per come definisce i rapporti con la modernità tecnologica e politica. Papa Prevost è un americano che aiuta a guardare a un’altra America, diversa rispetto a quella dell’alleanza creatasi attorno a Trump tra il «nazionalismo cristiano» e gli imprenditori tecno-autoritari di Silicon Valley. Infatti, le modalità della pubblicazione dell’enciclica non sono meno importanti del testo. Nello stesso giorno in cui la firmava, il 15 maggio, Leone XIV creava in Vaticano una «Commissione Interdicasteriale sull’Intelligenza Artificiale».

L'enciclica presentata il 25 maggio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'enciclica presentata il 25 maggio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Alla presentazione del 25 maggio poi, oltre alla presenza del papa stesso (una novità), c’erano tre cardinali di peso (il segretario di Stato Parolin, Fernández del Dicastero per la Fede, e Czerny del Dicastero per lo sviluppo umano), due teologhe del mondo anglo-americano da sempre interprete avanzato della dottrina sociale nel mondo globale (Anna Rowlands e Leocadie Lushombo).

C’era anche Christopher Olah (già creatura di Peter Thiel in gioventù) uno dei co-fondatori della compagnia Anthropic (al cui capo c’è uno scienziato-imprenditore di famiglia italiana, Dario Amodei). Il Vaticano scommette sul volto umano e democratico dell’Intelligenza Artificiale. È questo il sottotesto politico di questa enciclica, alla luce dei rapporti tesi tra Anthropic e l’amministrazione Trump: una scommessa non priva di rischi, anche vista la volubilità ideologica di questa nuova generazione di imprenditori visionari.

La prima enciclica rivela alcune intuizioni importanti di papa Leone XIV. È necessario un approccio pragmatico ma non apolitico alla questione sociale. Leone coinvolge i massimi esperti di intelligenza artificiale e allo stesso tempo mantiene il papato alla guida dell’identità attivista del cattolicesimo globale sulle questioni della giustizia sociale e della povertà. L’approccio di Leone è simile a quello del suo eroe, sant’Agostino, che nel quinto secolo dovette affrontare il problema di tenere insieme, all’interno della chiesa in Nord Africa, ricchi e poveri. Agostino era più pragmatico rispetto all’uomo che lo convertì al cattolicesimo, il vescovo di Milano sant’Ambrogio, favorevole a una radicale redistribuzione della ricchezza.

Leone XIV ha compreso la lezione di Carl Schmitt (giurista cattolico e nazista, tornato in voga negli Usa di Trump) di un secolo fa: la chiesa non ha vinto la battaglia ideologica finale battendo il comunismo. Il successore è la tecnica come dominio, il «paradigma tecnocratico» (Leone riprende il linguaggio coniato da Francesco) ostile a ogni idea di tradizione ma anche all’umano nella sua dignità. Leone XIV con questo manda un messaggio molto chiaro anche ai vescovi Usa come il prelato più mediatico d’America, Robert Barron, che continuamente mette in guardia l’America dal rischio (in verità remotissimo) di cadere nelle mani dei neo-marxisti.

Leone XIV ha compreso la sfida portata dal dominio assoluto della tecnica, potere absolutus, sciolto dalla legge come dalla morale. La «custodia dell’umano», di cui il papato si fa l’interprete più visibile nel mondo di oggi, accomuna oggi gli esseri umani - cattolici e non cattolici - di tutte le latitudini e culture.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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