Opinioni

La tenuta dei conti sarà determinante in vista delle politiche del 2027

Il dossieraggio torna ad agitare la politica italiana in vista delle elezioni, ma oltre gli scandali il tema decisivo resta uno: bilanci pubblici, consenso e capacità di governo
Il ministro dell'Economia e della Finanze, Giancarlo Giorgetti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro dell'Economia e della Finanze, Giancarlo Giorgetti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Tutto come prevedibile: sarà, il prossimo, un anno preelettorale carico di scontri di delegittimazione reciproca, senza esclusione di colpi feroci sotto la cintola, a miscelare ragionamenti politici e scandali veritieri o presunti tali. Chi ne uscirà meno ammaccato?

Il dossieraggio, male antico del nostro sistema di relazioni politiche, ha preso con veemenza a circolare e imporre le sue logiche distruttive. Però non può cancellare il problema dei problemi: la quadratura dei conti pubblici, che scivola via di mano in mano, da questione a questione, scavalcando gli zero virgola di turno che trascinano i comportamenti di fatto. Quindi lo scandalo comportamentale denunciato, privato e reso pubblico, finisce inevitabilmente per cristallizzarsi sui costi che comporta per il contesto sociale complessivo.

I dossier, costruiti tenacemente negli anni, vengono tirati fuori dagli archivi programmatici nei momenti in cui si ritiene possano creare il maggiore scompiglio nel campo avverso che si intende colpire, costringendo a misurarsi con verità tenute appositamente nascoste per aumentarne la carica dirompente. Cosa può essere maggiormente destrutturante di una contesa politica che vede gli opposti schieramenti alle prese con la ricerca di alleanze incerte, che possono farsi o disfarsi sull’onda della ricerca di una ipotetica vittoria giocata all’ultima curva e sulle priorità delle emozioni contingenti, che innescano il voto politico generali?

La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Giorgia Meloni si confronta con una questione disarmante al giorno, che tende a minarne la legittimazione a governare, intesa come capacità di dare la rotta in un contesto in permanente tempesta. Lei dice che i conti sono stati oculatamente messi in ordine, riparando ai guasti strutturali provocati da quanti la hanno preceduta. Le opposizioni ribattono che mai disastro è stato maggiore, proprio per la lunga durata della sua gestione inconcludente. Sono alla ricerca di qualcosa che le unisca e le renda programmaticamente capaci di risultare elettoralmente vincenti. Possono essere gli scandali il carburante idoneo?

Scontano, le opposizioni, la difficoltà che il Campo largo non è un’alleanza già strutturata ed è diviso anche sul modo di conferire la sua stessa leadership a Elly Schlein, espressione del maggior partito della eventuale coalizione anti Meloni, oppure a Giuseppe Conte, portato in palmo di mano da quanti vogliono una diversa strutturazione dell’intesa. Vince lui piuttosto che il Pd. E torniamo al dossieraggio mirato.

Sarà decisivo capire chi ne muove gli ingranaggi e dove vuole arrivare. Certo che la corsa è lunga e sarà da verificare se ad uno scandalo se ne aggiunge o contrappone un altro. Così la loro capacità di incidere ed elidersi. Resta da sperimentare l’attuale stato di salute della politica, intesa come capacità di governare gli eventi. E l’evento degli eventi è rappresentato dalla tenuta dei bilanci e della spesa pubblica, come testimoniano anche i problemi interni di Trump in vista delle elezioni americane di metà mandato. La differenza di fondo è che per la Meloni si tratta delle elezioni per confermare, o perdere, il mandato che ha a lungo esercitato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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