Opinioni

Le tribolazioni di Meloni tra sicurezza ed Eurostat

Il decreto sicurezza ha sollevato i rilievi del Quirinali e le proteste delle opposizioni. Oggi a Bruxelles il nostro rapporto deficit-Pil, da cui dipende la permanenza o meno nella procedura di infrazione
La premier Giorgia Meloni all'inaugurazione del Salone del Mobile - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La premier Giorgia Meloni all'inaugurazione del Salone del Mobile - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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È possibile che la sventagliata di insulti canaglieschi e volgari ricevuti da Mosca, per quanto gravi, non siano in cima alle tante preoccupazioni di Giorgia Meloni. L’attacco di uno dei giornalisti megafoni di Putin le ha portato la solidarietà innanzitutto del Capo dello Stato e di tanti esponenti politici, anche di opposizione, italiani e stranieri. Insomma, quasi una medaglia che pareggia gli altrettanto volgari insulti ricevuti da Trump. No, Giorgia Meloni ha per la testa ben altri pensieri.

Il più immediato è quello che riguarda il decreto sicurezza che ha sollevato i rilievi del Quirinale, le proteste delle opposizioni (che ieri hanno occupato i banchi del governo nell’aula della Camera) e anche le critiche degli avvocati.

Il compromesso lo ha trovato il sottosegretario Mantovano spedito su al Colle a dare rassicurazioni: il decreto non può più essere modificato perché sta per scadere, quindi sarà convertito in legge così com’è, con il contestato comma che riguarda l’emolumento per l’avvocato che assiste l’immigrato che volontariamente chiede di andarsene. In compenso però subito dopo si voterà un mini-provvedimento ad hoc che recepirà sia i rilievi del Quirinale che le riserve degli avvocati e quindi modificherà la norma contestata.

Meloni non rinuncia a definire di «puro buonsenso» il compenso professionale che, riconoscendo lo Stato il gratuito patrocinio agli immigrati, si prevede per chi tutela i diritti di quanti se ne vogliono andare esattamente come per l’avvocato che assiste chi fa ricorso contro una espulsione.

Messa così, l’impressione è che si sia scatenata una tempesta politica che ha usato i «rilievi tecnici» del Quirinale per inscenare una protesta contro un provvedimento che mira ad agevolare il deflusso dei migranti, finalità che le sinistre non mancano di contestare. Però alla fine non c’è stato nessun braccio di ferro, il compromesso «tecnico» e legislativo lo si è trovato, Meloni si è ben guardata dal seguire Salvini in una sua frecciata anti-Quirinale, e a fine giornata è arrivato il messaggio di solidarietà di Mattarella a Meloni per gli insulti del giornalista-trombettiere del Cremlino (che aveva attaccato anche il Capo dello Stato in passato, e diversi esponenti politici italiani).

Pensiamo invece che una delle maggiori preoccupazioni della presidente del Consiglio sia legata a quello che si deciderà questa mattina a Bruxelles all’Eurostat che deve fissare il nostro rapporto deficit-Pil. Balla uno zero virgola uno per cento, in più o in meno. Se è in più restiamo dentro la procedura di infrazione, se è in meno ne usciamo.

Per quel capello di differenza si deciderà se la legge di bilancio dell’anno elettorale sarà in un modo o nell’altro, potrà - al netto delle spese per la Difesa - essere generosa o avara come quella corrente, e qui sì che la conseguenza è politica, pesantemente politica. Meloni e Giorgetti contano ancora di poter fare qualche carezza all’elettorato qualche mese prima del voto del 2027, ma sarà Bruxelles a decidere. Sia su questo che sulla nostra richiesta di allentare o addirittura sospendere temporaneamente le regole del Patto di Stabilità per affrontare la difficile situazione bellica ed energetica che ci potrebbe portare in recessione. Salvini se la cava dicendo che a Bruxelles sono «cretini» e che l’Italia «farà da sola». Chi segue veramente i dossier a palazzo Chigi e a via XX settembre non può essere dello stesso parere e non si può permettere queste licenze di linguaggio senza effetto concreto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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