Nel 1988, dopo otto anni di un conflitto intenso e logorante che aveva causato centinaia di migliaia di morti e ridotto l’economia sull’orlo del collasso, Ruhollah Khomeini, bevendo «l’amaro calice della tregua», come ebbe a dire, accettava il cessate-il-fuoco che metteva fine alla guerra con l’Iraq. Nonostante l’Ayatollah incarnasse la Repubblica Islamica che lui stesso aveva fondato, nemmeno allora il potere poteva considerarsi monolitico.
Dietro la sua figura ieratica e torva, erano molti i religiosi che avevano posture differenti e che, nell’ombra delle diverse istituzioni politico-religiose, si scontravano non senza asprezza su questioni tanto teologiche quanto politiche ed economiche.




